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Helen Frankenthaler al Kunstmuseum Basel

  • 16 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Helen Frankenthaler ritratta da Alexander Liberman nel suo studio di New York (1974
Helen Frankenthaler ritratta da Alexander Liberman nel suo studio di New York (1974). Sullo sfondo, il dipinto April Mood. Credit: Alexander Liberman, © J. Paul Getty Trust / Getty Research Institute. Opere: © 2026 Helen Frankenthaler Foundation, Inc / ProLitteris.

Dal 18 aprile al 23 agosto 2026 il Kunstmuseum Basel presenta una retrospettiva dedicata a Helen Frankenthaler che riunisce oltre cinquanta opere realizzate nell’arco di circa sessant’anni. Frankenthaler occupa una posizione decisiva nella pittura del secondo Novecento. Il suo valore sta nell’aver spostato il problema dal gesto alla superficie, trasformando il colore in una struttura autonoma di senso. La sua ricerca mantiene una coerenza rara, fatta di variazioni continue più che di svolte, e proprio per questo continua a essere un riferimento fondamentale per la pittura astratta successiva.

Il percorso espositivo non segue un ordine rigidamente cronologico, ma mette in relazione momenti diversi del suo lavoro, lasciando emergere affinità e ritorni che attraversano tutta la sua produzione. Il rapporto con l’"Abstract Expressionism" resta sullo sfondo come punto di partenza, ma non viene mai ribadito in modo esplicito. Già nelle opere degli anni Cinquanta si avverte uno scarto. L’attenzione si sposta dal gesto come traccia visibile dell’azione verso il comportamento del colore e la sua capacità di trasformare la superficie. La tela smette di essere un supporto neutro e diventa qualcosa che assorbe, reagisce, modifica ciò che accade. La tecnica del soak stain nasce da questa esigenza; il colore diluito, versato su tele non preparate, si espande in modo difficilmente prevedibile. Eppure, osservando le opere, si coglie una misura molto precisa. Le campiture non si disperdono mai del tutto, trovano un equilibrio interno che non dipende da una struttura rigida ma da rapporti calibrati tra pieni e vuoti, tra densità e trasparenze.

Helen Frankenthaler, Village, 1951, Olio su tela con imprimitura, 186,7 x 131,4 cm,  © 2026 Helen Frankenthaler Foundation.
Helen Frankenthaler, Village, 1951, Olio su tela con imprimitura, 186,7 x 131,4 cm,  © 2026 Helen Frankenthaler Foundation. New York.

Un passaggio centrale della mostra riguarda l’accostamento tra le opere di Frankenthaler e lavori che coprono un arco molto ampio, dal Quattrocento al Novecento. Non si tratta di mettere in evidenza somiglianze formali evidenti, né di costruire paralleli forzati. Il confronto funziona piuttosto in modo più sottile, quasi per risonanza. Guardando le opere una accanto all’altra, affiorano questioni che attraversano la pittura nel tempo, come il modo in cui una superficie viene articolata, come il colore definisce o dissolve lo spazio, come si stabilisce un equilibrio tra presenza e apertura. In questo contesto, il lavoro di Frankenthaler non appare come una rottura isolata, ma come una trasformazione interna a una storia più lunga, in cui certi problemi continuano a riemergere, ogni volta in forme diverse.

All’interno del percorso, Riverhead del 1963 occupa una posizione centrale. Entrata di recente nella collezione del museo, l’opera mostra come una stesura ampia e apparentemente libera possa reggersi su equilibri molto controllati. Le zone di colore si espandono, ma restano legate tra loro da tensioni sottili che tengono insieme l’immagine.

Le opere su carta e le stampe introducono variazioni di scala e di tecnica, ma mantengono la stessa attenzione per il comportamento del colore e per la risposta del supporto. Il lavoro procede per aggiustamenti successivi, ritorni, piccole deviazioni. Non si individuano fratture nette, piuttosto un continuo rimettere in gioco soluzioni già sperimentate.

Nel complesso, la mostra restituisce una pratica che si costruisce nel tempo attraverso spostamenti graduali. La pittura di Frankenthaler non si impone per dichiarazioni forti, ma per una tenuta interna che si rinnova di opera in opera, mantenendo aperto il rapporto tra intenzione e accadimento.


Redazione

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