Il restauro del Casino Venier a Venezia: restauro come lettura della storia e ricerca di equilibrio.
- 28 mar
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Aggiornamento: 29 mar

Restauro non è “ritorno all’antico splendore”, luogo comune che non ha riscontri con la realtà, non è neanche un puro svelamento dell’originale, anche se ci piacerebbe molto. Restauro è intervento sui materiali e sulle immagini nel loro stato attuale, con le modifiche e i segni che inevitabilmente la storia ha lasciato. Lo splendore non è antico ma dell’oggi.
L’obiettivo che mi pongo, quando affronto un restauro è la ricerca di un equilibrio tra ciò che resta della materia originale e quanto è alterato per strati aggiunti in interventi del passato, degrado dovuto a eventi accidentali, antichi interventi di restauro o avverse condizioni ambientali. La finalità è dunque conservare la materia e nello stesso tempo restituire un’armonia nel presentare le opere, luoghi o oggetti che siano, e renderli migliori alla lettura di chi li osserva per come sono oggi. Le superfici decorate, connesse con l’architettura, vanno trattate nel loro insieme, anche un fondo monocromo non può essere considerato diversamente dalle parti figurate rispetto alla ricerca di questo obiettivo che è anche quello di suggerire alla nostra immaginazione quale potesse essere lo stato originale. Il restauro è inoltre momento privilegiato di studio, non solo della materia dell’opera attraverso indagini chimico fisiche ma anche delle sue vicissitudini storiche e quindi conservative.
Il Casino Venier è un piccolo scrigno di grazia, della seconda metà del Settecento, voluto da Elena Priuli, moglie del Procuratore Federico Venier, come luogo intimo di gioco, svago, conversazione. Si trova in un punto di grande passaggio nel percorso che va da San Marco a Rialto, il suo piccolo portone è nel sottoportego delle acque in prossimità del ponte dei Baretteri. Essendo all’interno di un edificio assolutamente non appariscente aumenta la reazione di stupore quando si raggiunge il suo interno e lo sguardo si riempie di meraviglia. Nei quattro ambienti decorati, si conservano raffinati stucchi policromi su pareti e soffitti, eseguiti da maestri ticinesi, molto richiesti a quel tempo dalle nobili famiglie veneziane per impreziosire le loro dimore. Ognuna delle quattro stanze ha un impianto decorativo diverso.

La Sala da pranzo si caratterizza per la varietà degli stucchi su soffitto e pareti a tema prevalentemente naturalistico, uccelli e tralci di fiori e frutti. Quasi assente la policromia nella Sala delle conversazioni dove sul soffitto sono rappresentate delicate scene allegoriche. La Sala centrale è decorata da elementi in stucco policromo rosa e verde chiaro, al centro del soffitto campeggia lo stemma dei Venier sorretto da putti, nei sovrapporta sono raffigurate le Virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Nella Sala delle arti gli stucchi svolgono invece un ruolo di incorniciatura per un grande affresco. Oltre agli stucchi infatti, ornano due dei soffitti del Casino Venier due dipinti murali, attribuiti a Jacopo Guarana (1720-1808). Nella sala da pranzo l’affresco raffigurante Il trionfo di Bacco, risulta gravemente degradato con mancanze consistenti delle stesure pittoriche originali, anche a causa delle operazioni di stacco dal soffitto che ha subito, presumibilmente tra gli anni ’30 e ’40 del novecento. Con interventi di presentazione estetica ad acquarello, effettuati nel recente restauro del 2023, è stato ricollegato quanto rimasto della stesura pittorica originale migliorando la lettura di un’immagine comunque largamente lacunosa. Il grande affresco raffigurante La Fama, la Gloria e l’Eternità situato sul soffitto della Sala delle arti, restaurato nel 2024, ha un migliore stato di conservazione, presentava infatti circoscritte zone di distacco dal supporto e di mancanze di pellicola pittorica originale per caduta o abrasione oltre ad alterazioni cromatiche per vecchi ritocchi di piccole dimensioni.
Le prime fasi operative dell’intervento di restauro sono finalizzate alla conservazione della materia, quindi consolidamenti di profondità per la riadesione di intonaci di base distaccati, in superficie per il fissaggio degli strati di finitura e delle dorature. Con le successive operazioni di pulitura si ottiene la rimozione di depositi e di strati deturpanti aggiunti sull’originale in occasione di precedenti interventi di manutenzione o restauro. L’ultima fase di presentazione estetica ha l’obiettivo di eliminare o attenuare ogni elemento di disturbo visivo con interventi di ritocco localizzato in corrispondenza di squilibri cromatici, macchie, stuccature, mancanze.

Al Casino Venier lo “splendore” ritrovato non corrisponde del tutto a quello che circondava Elena Priuli e i suoi ospiti nelle ore di svago trascorse in quelle piccole sale. Nel caso del salone centrale, ad esempio, su ciascuna delle pareti, entro cornici in stucco di colore rosa tra tralci di elementi fitomorfi dorati, vediamo sei specchi rettangolari che non sono originali. Furono lì collocati nel 1942, in sostituzione di calchi in gesso di grossolana fattura, come risulta da documenti conservati nell’archivio della Soprintendenza. All’epoca di Elena Priuli entro quelle dodici cornici rosa erano collocati presumibilmente dei piccoli dipinti ad olio, chissà quando dispersi. Un’altra variazione riguarda le dorature che non sono originali, in nessuna delle sale, ma furono aggiunte, su alcuni degli elementi decorativi fitomorfi in un intervento non documentato, sopra gli elementi in stucco policromo di colore giallo chiaro, come risulta da alcuni campioni analizzati nella fase delle indagini chimico-fisiche.
Sono stati oggetto di restauro oltre gli stucchi e gli affreschi anche tutti gli elementi lapidei delle sale quali i preziosi caminetti di marmi intagliati, le zoccolature, le cornici e i bellissimi pavimenti in commesso marmoreo di ispirazione marciana che presentavano zone di grave degrado. Interventi conservativi sono stati eseguiti inoltre sulle preziose porte e armadiature in palissandro.
Gea Storace








