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"Mettersi a nudo": la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival tra corpo, identità e sguardo urbano

  • 22 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min
EXPOSED 2026, Torino Photo Festival

La fotografia contemporanea opera come strumento privilegiato per interrogare la tensione tra visibile e invisibile, tra identità e rappresentazione, tra corpo e immagine. In questo contesto si colloca la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival, che dal 9 aprile al 2 giugno 2026 propone il tema “Mettersi a nudo”. L’esposizione non richiama soltanto la corporeità, ma invita a decostruire maschere culturali e a confrontarsi con il sé e con gli altri in uno spazio di autenticità estetica e sociale. La città di Torino si trasforma così in un laboratorio critico e sensoriale, dove la fotografia diventa catalizzatore per una riflessione sulla corporeità, sulla memoria e sulla percezione urbana.

L’ampiezza del festival e la sua articolazione tra mostre indoor e outdoor dimostrano la volontà di creare una narrativa urbana diffusa, che attraversa spazi istituzionali, luoghi indipendenti e spazi inattesi della città. Il cosiddetto “Miglio della Fotografia” diventa un dispositivo curatoriale, guidando lo spettatore in una sequenza di esperienze visive eterogenee ma coerenti, dove il dialogo tra autori storicizzati e giovani emergenti produce un continuum temporale e spaziale tra passato, presente e futuro del medium fotografico. Le opere di Toni Thorimbert, con la mostra Donne in vista, o di Bernard Plossu, con Dopo l’estate, esemplificano una pratica in cui ritratto, paesaggio e luce si caricano di significati che trascendono la mera estetica, trasformandosi in strumenti di introspezione e narrazione sociale.

La sezione outdoor del festival sottolinea un aspetto meno convenzionale della fotografia: la capacità di modificare la percezione dello spazio urbano. Progetti come I Tuffatori (6x3), ispirato a Nino Migliori, o Catabasis di Mark Leckey, nel parcheggio Valdo Fusi, traslano l’immagine fotografica dall’ambito museale alla quotidianità urbana, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la materialità del gesto fotografico in un contesto sociale e topografico. La sospensione del tuffo immortalato da Migliori o la discesa simbolica proposta da Leckey diventano metafore dell’esposizione, della vulnerabilità e della possibilità di ridefinire la relazione tra individuo e spazio. In tal senso, l’atto di “mettersi a nudo” si manifesta non solo come esperienza visiva, ma come pratica etica: un invito a riconsiderare il nostro rapporto con l’ambiente costruito, con il corpo e con l’altro.

Particolarmente significativa è la riflessione sulla memoria e sulla costruzione identitaria. La mostra L’invenzione di sé. La Contessa di Castiglione evidenzia come la fotografia sia stata fin dagli albori uno strumento di manipolazione e sperimentazione dell’immagine pubblica, anticipando concetti oggi centrali nelle discussioni su performance identitaria e autorappresentazione. Analogamente, la selezione di fotografie storiche in 5.000 lire per un sorriso dimostra come il gesto quotidiano del sorriso possa trasformarsi in esperienza collettiva, narrativa e performativa, suggerendo un’interazione tra fotografia, società e costume culturale.

EXPOSED Torino Photo Festival, Paolo Ventura, «Acrobati», 2020-25. © Paolo Ventura
EXPOSED Torino Photo Festival, Paolo Ventura, «Acrobati», 2020-25. © Paolo Ventura

Il festival evidenzia anche una consapevolezza critica nei confronti della temporaneità e della fruizione delle immagini. La proiezione di fotografie di backstage del cinema in FUORICAMPO, curata dal Museo Nazionale del Cinema, rivela ciò che normalmente resta invisibile allo spettatore, mettendo in luce l’atto stesso della costruzione del reale attraverso la rappresentazione visiva. La stratificazione tra artificio e autenticità, tra scena e dietro le quinte, sollecita una riflessione meta-fotografica: la fotografia non è mera registrazione, ma processo di produzione del senso e del significato.

Ulteriore esempio di integrazione tra memoria e città è la mostra presso il giardino di Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, che riunisce immagini provenienti dagli archivi cittadini, a partire dalla veduta della Gran Madre di Dio realizzata da Enrico Federico Jest nel 1839. Il percorso mette in relazione la trasformazione della città con l’evoluzione del linguaggio fotografico, restituendo alla città una dimensione storica e riflessiva. Allo stesso modo, l’installazione di Paolo Ventura, Acrobati (2020-25), produce un ponte tra fotografia narrativa e immaginario onirico, reinterpretando la dimensione urbana come spazio teatrale e metaforico.

L’interazione tra istituzioni, spazi indipendenti e città costituisce un modello di festival diffuso capace di trasformare la partecipazione urbana in esperienza critica. L’iniziativa stimola lo spettatore a diventare co-autore della lettura delle immagini, esercitando un’attenzione attiva e consapevole. La fotografia emerge così come medium di riflessione etica e estetica: un atto di conoscenza che passa attraverso il corpo, la memoria e la città stessa.

EXPOSED Torino Photo Festival, con il tema “Mettersi a nudo”, propone una visione complessa della fotografia contemporanea, in cui l’atto espositivo diventa esperienza sensoriale, riflessione critica e azione sociale. Torino non è solo cornice, ma parte integrante della narrazione: le architetture, le piazze e le cancellate della città diventano materiale e interlocutore, un testo da leggere, interpretare e risignificare. La fotografia, in questo contesto, si configura come pratica di svelamento, gesto simbolico e strumento di trasformazione: non solo per l’autore o per l’osservatore, ma per la città stessa, come organismo capace di apprendere e di osservare sé stesso sotto una luce nuova.


Redazione

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