Nasce il museo della memoria all’aeroporto di Nicosia a Cipro e la storia ritrova voce
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Nel cuore del Mediterraneo, Cipro porta le tracce profonde di una storia complessa fatta di divisioni e silenzi. Questi elementi hanno segnato per decenni il volto della sua geografia, creando confini visibili e invisibili e generando un vuoto nella memoria collettiva e nella possibilità di dialogo tra le comunità. In questo contesto, l’idea di trasformare l’ex Nicosia International Airport, chiuso da oltre mezzo secolo, in un museo della memoria e del futuro sta prendendo forma e assume un significato che va oltre il semplice recupero di uno spazio fisico. È un gesto di cura e restituzione per tutto ciò che è stato e per tutto ciò che ancora può essere.
L’aeroporto racconta una storia sospesa tra passato e presente. Quando nel luglio del 1974 le sue attività si fermarono dopo l’invasione turca, la pista, i terminal e persino un vecchio aeromobile rimasero immobili come testimoni silenziosi di vite interrotte, di sogni e di viaggi mai completati. Per decenni il tempo sembrava essersi fermato in quei luoghi, lasciando una città e una comunità sospese tra ricordo e attesa. Gli oggetti, i registri e le tracce lasciate dalle persone che li avevano attraversati parlano ancora oggi. Raccontano gesti semplici e straordinari, viaggi compiuti e storie di chi ha vissuto quegli anni intensi e drammatici. Recuperare e custodire questi segni significa ridare voce a chi non può più raccontarsi e trasformare il silenzio in esperienza condivisa.
Il museo non sarà soltanto uno spazio da visitare, ma un luogo dove la memoria prende forma, dove ciò che fu dialoga con ciò che può diventare. Sarà un ambiente in cui le generazioni potranno incontrarsi, confrontarsi e riflettere insieme mentre la storia si fa vicina e tangibile. Ogni elemento del museo, dalla pista all’aeromobile, dai registri ai terminal, diventa messaggero del tempo. È un invito a guardare il passato senza paura e a immaginare il futuro con coraggio, un ponte tra chi ha vissuto la divisione e chi cerca di costruire una comunità consapevole, attenta e accogliente.
Trasformare l’aeroporto in museo sarà un atto concreto di restituzione del tempo. In un luogo che ha vissuto decenni di silenzio, ogni passo, ogni visita e ogni parola pronunciata tra le sue sale potrà riattivare un orologio fermo cinquant’anni fa. Non è un gesto simbolico, ma una possibilità reale di ridare vita a un luogo sospeso e di far ripartire il tempo insieme alle relazioni, alle emozioni e alle storie delle persone. In questo museo il passato non pesa e non opprime, ma diventa nutrimento per il presente. Il silenzio accumulato negli anni si trasforma in voce e racconto, e la memoria diventa fondamento di un futuro condiviso. Chi entrerà in questo spazio parteciperà a un atto vivo, capace di restituire a Cipro se stessa, la sua storia e la sua capacità di rinascere perché qui il tempo non è più fermo, ma riparte lento e inesorabile come un orologio che torna a scandire la vita dopo cinquant’anni di attesa.
Efthalia Rentetzi














