Venezia investe nella conservazione: due restauri a Palazzo Ducale
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Più che due restauri, quelli avviati a Palazzo Ducale configurano due casi di studio sulla conservazione del patrimonio monumentale veneziano. Da un lato la Scala dei Giganti, oggetto di un articolato programma di ricerca finalizzato alla comprensione dei fenomeni di degrado dei materiali lapidei; dall'altro il Ratto d'Europa di Paolo Veronese, il cui restauro a vista restituisce al pubblico la complessità metodologica dell'intervento conservativo. Promossi dalla Fondazione Musei Civici di Venezia con il sostegno del comitato internazionale Save Venice, i due cantieri testimoniano un approccio alla tutela che privilegia la conoscenza preventiva dell'opera, il monitoraggio dei materiali e la manutenzione programmata, in linea con gli orientamenti più aggiornati della conservazione.
La Scala dei Giganti costituisce uno dei fulcri architettonici e simbolici del Palazzo Ducale. Realizzata tra il 1486 e il 1497 su progetto di Antonio Rizzo e completata nel XVI secolo con le statue di Marte e Nettuno scolpite da Jacopo Sansovino, rappresentava il percorso cerimoniale attraverso il quale il doge accedeva ai propri appartamenti e il luogo destinato alla sua incoronazione. Il suo valore non risiede soltanto nella qualità dell'impianto rinascimentale, ma anche nella stratificazione di significati politici e rappresentativi che essa ha assunto nella storia della Serenissima.
La conservazione dello scalone pone tuttavia questioni ancora aperte. Nonostante due importanti campagne di restauro realizzate negli ultimi quarant'anni, il monumento continua a manifestare fenomeni ricorrenti di alterazione delle superfici marmoree, prevalentemente costituite da marmo cristallino. Le cause del degrado non sono ancora pienamente accertate e potrebbero dipendere tanto dagli esiti dei precedenti interventi quanto dalle trasformazioni dell'ambiente lagunare e dall'incidenza dei cambiamenti climatici sui materiali lapidei. Da queste premesse nasce il cantiere pilota oggi in corso, concepito non come un semplice intervento di restauro ma come un progetto di ricerca applicata. L'obiettivo è definire un protocollo operativo fondato su analisi diagnostiche, sperimentazioni e monitoraggi nel tempo, capace di orientare le future manutenzioni della Scala dei Giganti e, più in generale, di offrire indicazioni utili per la conservazione di altri manufatti lapidei veneziani. La fase diagnostica è supervisionata dal CNR ICMATE di Padova, chiamato a studiare i processi di alterazione e il comportamento dei materiali in relazione alle condizioni ambientali. La sperimentazione si svilupperà nell'arco di circa sei mesi; soltanto dopo aver verificato, al termine del successivo inverno, l'efficacia delle metodologie adottate sulle superfici campione sarà possibile programmare l'intervento estensivo.
L'importanza del progetto risiede soprattutto nella sua dimensione metodologica. La Scala dei Giganti diventa infatti un laboratorio permanente nel quale la conservazione si fonda sulla conoscenza scientifica del manufatto e sulla valutazione preventiva degli effetti delle scelte operative. Un approccio che rispecchia l'evoluzione della disciplina del restauro, sempre più orientata verso strategie di manutenzione programmata piuttosto che verso interventi episodici e invasivi.
Se il cantiere della Scala dei Giganti privilegia la ricerca, quello dedicato al Ratto d'Europa di Paolo Veronese pone invece l'accento sulla trasparenza del processo conservativo. Nel Liagò di Palazzo Ducale, lungo il percorso di visita che conduce alla Sala del Maggior Consiglio, è stato allestito un laboratorio aperto che consente ai visitatori di seguire direttamente il lavoro dei restauratori, trasformando un'attività tradizionalmente riservata agli specialisti in un'occasione di conoscenza e di educazione al patrimonio.
La grande tela del Veronese è interessata da un intervento mirato alla rimozione delle vernici applicate durante il restauro del 1971, oggi alterate e responsabili dell'opacizzazione della superficie pittorica. La pulitura permetterà di recuperare la trasparenza della materia, la luminosità della tavolozza e il raffinato equilibrio cromatico che caratterizzano la pittura del maestro veronese. Seguiranno la reintegrazione pittorica delle lacune e l'applicazione della vernice protettiva finale, secondo criteri consolidati di compatibilità, riconoscibilità e reversibilità dell'intervento. Il laboratorio a vista assume un significato che va oltre la dimensione divulgativa. Rendere osservabili le operazioni di restauro significa infatti restituire al pubblico la complessità delle scelte conservative e il carattere interdisciplinare di una disciplina nella quale convergono storia dell'arte, chimica dei materiali, diagnostica, fisica e competenze tecniche altamente specializzate. Il cantiere diventa così parte integrante dell'esperienza museale e contribuisce a rendere visibile un'attività fondamentale, ma spesso poco percepita, della vita di un museo.
Entrambi gli interventi sono resi possibili dal sostegno di Save Venice, realtà che da oltre mezzo secolo rappresenta uno dei principali interlocutori internazionali nella tutela del patrimonio veneziano. Il progetto dedicato alla Scala dei Giganti, del valore di circa 96 mila euro per la fase sperimentale, è finanziato da Save Venice Inc. e dalla Fondazione Save Venice ETS con il contributo di The Gritti Palace – A Luxury Collection Hotel Venice. Il restauro del Ratto d'Europa è invece sostenuto da Save Venice Inc. grazie alla donazione della mecenate Rebecca Nemser.
Al di là del recupero di due opere emblematiche del Palazzo Ducale, i cantieri veneziani evidenziano una trasformazione più ampia nel modo di intendere la conservazione del patrimonio. La tutela non coincide più esclusivamente con il momento del restauro, ma con un processo continuo di studio, prevenzione, monitoraggio e manutenzione, nel quale la ricerca scientifica orienta le decisioni operative e il museo assume un ruolo sempre più attivo nella produzione e nella diffusione della conoscenza. In questa prospettiva, la Scala dei Giganti e il Ratto d'Europa diventano non soltanto oggetti di conservazione, ma strumenti attraverso cui riflettere sulle nuove sfide poste alla salvaguardia del patrimonio storico in un contesto ambientale e climatico in continua evoluzione.
Redazione














