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"Abandoned" alla Glasgow Gallery of Photography

  • 10 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 gen

Dugmoore
Dugmoore

Alla Glasgow Gallery of Photography è stata recentemente inaugurata Abandoned, un’esposizione che indaga la persistenza del tempo e della memoria nei luoghi lasciati dall’uomo ed è aperta al pubblico fino al 31 gennaio. La mostra riunisce opere di Adrian James ARPS,, Zrinko Maloseja, vmotd, Tigran Hayrapetyan, Suella Wynne, Stu McKenzie, Stephan Obermueller, Steffan Wulff, Sophie McGlynn, Simon Onerton, Shirley Finlay, Shae Reynolds, Sascha Kraus, Ryan Parker, Robert Bedson, Rebecca Francis - Falls, Benjamin Weib, Dong Sun Lee, Dugmoore, Emilie Von Dégâts, Cath Dupuy, Pierre Lescanne, Annick Staindl, Pat McGill, Mneka Iwunna Ezemezue, Nigel Rigden, Neil Goodwin, Matthew Garbutt, Maria Aleksanyan, Ethan McOustra, Ewelina Zieziula, Felix Handermann, Gabriel Romero, Attila Dur, Beki Cowey, Maciek Sankowski, Louise King, Lisa Cunningham, Lilya Barnard, Lawrence Vosper, Konrad Hellfeuer, Kate Kelleher, Glen Fisher, Grégoire Cachemaille, Amy Spares, Karen Safer, Asshley Nixon, Kalada Briggs, Jos Boys, Innes MacLellan, Jon Waterlow, Jon Torres Anglin. John Bradley, John Barben LRPS, Adam Pichocki-Brown, Alex Allan, Jamie Christou, Jan Bommerson, Jan Hinrichsen, Alison Park-Douglas, Dax Ward, Chris James, Claudio Znirato, Crispin Day, Daniel Kummer, David Rhys Jones.

intrecciando sguardi differenti in un unico panorama visivo fatto di spazi dimenticati, oggetti marginali e architetture in declino. Ogni immagine testimonia non solo l’abbandono ma anche la capacità dei materiali, delle superfici e della luce di continuare a esistere una volta che l’intervento umano si ritira. L’assenza della figura umana non crea un vuoto sterile ma si manifesta come campo di sedimentazione temporale dove polvere, luce e vegetazione ridefiniscono lo spazio secondo un ordine inatteso restituendo senso al silenzio e alla decadenza.

Sascha Kraus
Sascha Kraus

Il cuore concettuale dell’esposizione può essere sintetizzato nell’idea di Anatomia del Vuoto. L’abbandono non coincide con la negazione dell’essere ma costituisce una diversa forma di esistenza della materia. Il vuoto diventa stratificazione, palinsesto temporale in cui passato e presente coesistono senza soluzione di continuità tracciando la persistenza di ciò che è stato. Le opere di Simeon Smith e Sven Delaye mostrano come nel ritiro dell’uomo luce e polvere possano ridisegnare geografie impercettibili creando spazi in cui il tempo si manifesta come forma visibile e narrativa.

Alcune fotografie trasformano l’abbandono in natura morta contemporanea. Una sedia isolata tra macchinari arrugginiti non è mero residuo ma testimone della funzione perduta in un dialogo tra solidità dei materiali e fragilità dei resti che ricorda la poetica di Klaus Tan capace di ordinare il caos della decadenza in un rigoroso equilibrio visivo. In altri scatti la vegetazione che invade pavimenti e detriti illuminata da luce filtrante trasforma lo spazio in palinsesto di memorie. La luce non rivela solo la rovina ma la celebra segnando la transizione da funzione a pura esistenza in un approccio affine ai lavori di Zhenyu Jiang e Molly Lamb nei quali il vuoto diventa narrazione e canto silenzioso del tempo.

Ciò che accomuna le diverse interpretazioni dell’abbandono dalle indagini documentarie di Pauline Waterton alle visioni poetiche di Yelena Zhavoronkova è il rifiuto di una nostalgia sentimentale. L’abbandono non è malinconia fine a sé stessa ma persistenza. Oggetti dimenticati, dettagli architettonici corrotti e interni svuotati testimoniano una contemporaneità residuale in cui ciò che è stato lasciato indietro non cessa di esistere ma continua a vivere in autonomia, libero dalla funzione originaria, restituendo al tempo una densità tangibile e poetica.

Adrian James ARPS
Adrian James ARPS

Formalmente Abandoned mantiene un equilibrio tra rigore documentario e tensione lirica. Le immagini rifiutano la retorica estetizzante affidando la propria forza alla densità del vuoto, alla qualità della luce e alla materialità dello spazio. L’assenza della figura umana non produce distacco ma amplifica la percezione del vuoto come condizione strutturale e ciclica in cui la temporalità e la memoria si sedimentano rivelando la persistenza della presenza nel suo ritiro. Con questa esposizione la Glasgow Gallery of Photography conferma la propria vocazione a una fotografia che opera come strumento critico e speculativo capace di interrogare i margini della contemporaneità e i residui della presenza umana. Abandoned non offre letture definitive ma apre uno spazio meditativo e contemplativo in cui ciò che è trascurato o abbandonato continua a esercitare una presenza discreta, silenziosa e poetica svelando la bellezza inattesa e la stratificazione temporale nascosta nella decadenza.


Ilektra Zanella

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