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"ArtVerona 2026" ridisegna la propria mappa internazionale

1 giorno fa
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Aggiornamento: 1 minuto fa


La ventunesima edizione di ArtVerona, conclusasi l’11 ottobre, racconta un sistema dell’arte in trasformazione; le gallerie italiane continuano a valorizzare la propria storia, mentre cresce l’attenzione verso le scene internazionali, dalla Corea del Sud all’Asia. Tra ricerca pittorica, fotografia, sperimentazione e mercato, la fiera si confronta con la sfida di costruire un’identità sempre più aperta senza perdere il proprio radicamento culturale.

L’arte contemporanea vive di continuità e rotture, di linguaggi che si trasformano e di opere che, anche a distanza di decenni, continuano a interrogare il presente. Una fiera è uno dei luoghi in cui queste tensioni diventano visibili: le opere si incontrano, le gallerie costruiscono percorsi e il pubblico è chiamato a orientarsi fra ricerche differenti, talvolta lontane per generazione, provenienza e sensibilità. ArtVerona, giunta alla ventunesima edizione e conclusasi domenica 11 ottobre negli spazi di Veronafiere, si inserisce in questo scenario con una proposta che tiene insieme la solidità del sistema italiano e una crescente apertura internazionale.

Il tema Tra parentesi, scelto dalla direttrice artistica Laura Lamonea, offre una chiave di lettura efficace. La parentesi è uno spazio che interrompe il discorso principale, ma proprio per questo permette di modificarne il significato. È un intervallo nel quale possono emergere nuove relazioni, prospettive inattese e possibilità di confronto. Trasferita nel contesto della fiera, questa idea invita a guardare oltre la singola opera, considerando il sistema di rapporti che la circonda: il lavoro dell’artista, le scelte della galleria, il ruolo del collezionista e la capacità di un progetto espositivo di produrre significati che vadano oltre la dimensione commerciale. La questione è particolarmente attuale in un mercato nel quale la circolazione delle immagini e delle opere avviene su scala globale, mentre le identità artistiche continuano a svilupparsi attraverso storie culturali specifiche. L’internazionalizzazione non consiste semplicemente nell’aumentare il numero degli espositori stranieri. Richiede la costruzione di relazioni, la conoscenza delle diverse scene artistiche e la capacità di creare occasioni di confronto che possano proseguire oltre i giorni della manifestazione. È su questo terreno che ArtVerona può rafforzare la propria posizione, valorizzando il patrimonio delle gallerie italiane e aprendolo a nuove geografie.

Il panorama italiano rimane infatti uno degli elementi centrali della fiera. Le ricerche sviluppate nel secondo Novecento continuano a offrire strumenti essenziali per comprendere molti dei linguaggi contemporanei: la trasformazione della pittura, il superamento dei confini tradizionali della scultura, il rapporto fra immagine e spazio, la centralità del processo e la ridefinizione del ruolo dell’artista. Non si tratta di una storia conclusa, ma di un insieme di questioni che continuano a riemergere nelle pratiche attuali.

La pittura, in particolare, mostra quanto il rapporto con la tradizione possa essere ancora produttivo. La figurazione contemporanea non coincide con un semplice ritorno all’immagine riconoscibile: il corpo, il volto e il paesaggio diventano strumenti attraverso cui interrogare l’identità, la memoria e la costruzione dello sguardo. Allo stesso modo, l’astrazione continua a confrontarsi con la materia, il gesto e la superficie, dimostrando che la ricerca artistica non procede necessariamente per sostituzioni, ma attraverso trasformazioni e ripensamenti.

La fotografia amplia ulteriormente questo campo. Da una parte conserva la capacità di osservare la realtà e registrare i dettagli della vita quotidiana; dall’altra costruisce immagini, ambienti e narrazioni che mettono in discussione il confine fra documento e finzione. In un contesto dominato dalla produzione incessante di immagini digitali, il lavoro fotografico può diventare una forma di riflessione sul modo in cui vediamo, ricordiamo e interpretiamo il mondo.

È proprio questa pluralità di linguaggi a rendere importante il ruolo delle gallerie. La loro funzione non si limita alla presentazione e alla vendita delle opere, ma comprende la costruzione di percorsi critici, il sostegno agli artisti e la possibilità di mettere in relazione esperienze differenti. Una galleria riconoscibile non propone soltanto singoli lavori: sviluppa una visione, assume responsabilità culturali e accompagna nel tempo la crescita degli artisti che rappresenta.

In questa prospettiva, la presenza di maestri del Novecento accanto a ricerche più recenti permette di osservare come la storia continui a dialogare con il presente. Le avanguardie italiane hanno modificato radicalmente il rapporto fra opera, materia e spazio, aprendo possibilità che ancora oggi alimentano la sperimentazione. Il loro valore non dipende soltanto dalla consacrazione storica, ma dalla capacità di offrire strumenti per leggere le trasformazioni dell’arte contemporanea.

Accanto a questa continuità, ArtVerona mostra una crescente attenzione verso le scene internazionali. Il focus dedicato alla Corea del Sud rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’edizione, perché introduce nel contesto italiano una pluralità di esperienze artistiche e di modelli culturali. La scena coreana non può essere ricondotta a un unico linguaggio: comprende ricerche pittoriche, sperimentazioni sui materiali, riflessioni sulla memoria e forme di confronto con la contemporaneità tecnologica e sociale.

L’apertura verso l’Asia va letta all’interno di una trasformazione più ampia del sistema dell’arte. Cina, Corea del Sud e India rappresentano contesti nei quali la produzione artistica si intreccia con lo sviluppo di nuove istituzioni, gallerie e reti di collezionismo. Anche il Medio Oriente, con Dubai come uno dei principali punti di riferimento, ha assunto un ruolo crescente nella circolazione internazionale delle opere. Per una fiera italiana, confrontarsi con queste geografie significa ampliare le possibilità di scambio, ma anche interrogarsi sulle differenze fra i diversi sistemi culturali.

Anche il mercato richiede una lettura che vada oltre i risultati immediati delle vendite. Il collezionismo contemporaneo è composto da pubblici differenti, con disponibilità economiche, interessi e strategie di acquisizione non sempre coincidenti. Accanto agli acquisti di opere di artisti affermati esiste una domanda rivolta alle ricerche emergenti, sostenuta dalla possibilità di instaurare un rapporto diretto con le gallerie e di seguire lo sviluppo di un percorso artistico nel tempo.

I premi e le iniziative di sostegno alla produzione possono svolgere un ruolo importante in questo processo. Offrono visibilità agli artisti, favoriscono occasioni di confronto e, quando prevedono acquisizioni, residenze o mostre successive, contribuiscono a dare continuità al lavoro. Il loro significato non si esaurisce nel riconoscimento assegnato durante la fiera, ma riguarda la possibilità di costruire condizioni concrete per la crescita della ricerca.

Il programma culturale esteso alla città amplia ulteriormente questa prospettiva. Il rapporto fra arte contemporanea, istituzioni e patrimonio storico permette di superare la temporaneità dell’evento fieristico, inserendo le opere in una rete più ampia di luoghi e pubblici. Anche le pratiche partecipative e le immagini in movimento contribuiscono a ridefinire l’esperienza del visitatore, che non è più soltanto spettatore di oggetti esposti, ma può diventare parte di una situazione artistica. È in questo quadro che acquistano significato le scelte delle singole gallerie e degli artisti che esse presentano. Fra le realtà presenti figurano Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea, Tornabuoni Arte, Frittelli Arte Contemporanea, FerrarinArte, Galleria Enrico Astuni, Studio d’Arte Raffaelli, Paci Contemporary, Marcorossi Artecontemporanea, Galleria Poggiali, Galleria Giovanni Bonelli, Galleria Alessandro Bagnai, Dep Art Gallery, M77 Gallery, Kromya Art Gallery, NP ArtLab, Wizard Gallery, Traveling Gallery, Futura Art Gallery, Ipercubo, Zamagni Arte, Manuel Zoia Gallery, E3 Arte Contemporanea, Sangallo Fine Art, Madeinartgallery, A Pick Gallery e Open Art. A queste si aggiungono Just Museum, Nicola Pedana Arte Contemporanea, HUI.RED Milano, H83, Romero Paprocki, Arte Ricambi e Galleria d’Arte Nicoli. Un insieme articolato che comprende valorizzazione delle avanguardie, ricerca pittorica, fotografia, scultura e sperimentazione contemporanea.

Fra le proposte più interessanti si distingue Galleria Enrico Astuni, con un repertorio che comprende Giulio Paolini, Maurizio Mochetti, Nedko Solakov, Ugo La Pietra e Gianni Piacentino. Le loro ricerche affrontano, da prospettive differenti, il rapporto fra opera e spazio, il ruolo dell’autore, la relazione con il pubblico e il confine fra arte e oggetto. La galleria si inserisce così in una tradizione che mette in discussione i linguaggi consolidati e amplia le possibilità di lettura dell’opera contemporanea.

Sul versante delle avanguardie storiche, Tornabuoni Arte richiama figure decisive come Lucio Fontana, Alberto Burri e Carla Accardi, protagonisti di una trasformazione radicale della pittura e della materia artistica nel secondo Novecento. Accanto a questi nomi, la galleria propone anche Arman, noto per una ricerca incentrata sull’oggetto, sull’accumulazione e sul consumo. Frittelli Arte Contemporanea presenta invece un percorso che comprende Paolo Masi e Carla Accardi, mentre FerrarinArte mette in relazione le ricerche di Paolo Masi, Sergio Fermariello e Giuseppe Spagnulo, offrendo uno spaccato delle diverse possibilità espressive del segno, della superficie e della materia.

La fotografia rappresenta un altro asse significativo. Studio d’Arte Raffaelli richiama Mario Giacomelli, autore fondamentale per la trasformazione del linguaggio fotografico italiano, mentre Paci Contemporary accosta personalità differenti come Vivian Maier e Sandy Skoglund, insieme ai nomi indicati di Bern Stern e Michal Macků, da verificare nella grafia. In questo insieme convivono dimensione documentaria, sperimentazione tecnica e costruzione di immagini artificiali, dimostrando quanto la fotografia possa muoversi fra osservazione del reale e invenzione.

Marcorossi Artecontemporanea, attraverso Paolo Ventura, porta invece l’attenzione sulla costruzione narrativa dell’immagine. Le sue opere, sospese fra memoria, teatro e finzione, si collocano in un territorio nel quale la fotografia diventa racconto, ricostruzione e interpretazione del passato.

La pittura contemporanea trova una presenza significativa nella proposta di Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea, con Jenni Hiltunen, Felicija Dudoit e Maddalena Ambrosio. Fra le opere documentate di Hiltunen figurano In the Blue Room e Holding the Dream, entrambe del 2024, e Little Blonde Poser del 2022. In questi lavori la figura umana diventa un luogo di confronto fra identità e rappresentazione, mentre la costruzione pittorica trasforma il ritratto in una riflessione sul modo in cui il soggetto si espone allo sguardo.

Dudoit, con opere come Kiwi Parasol, Two Girls e Girl in Capri, si confronta invece con scene e figure che richiamano la quotidianità, facendo emergere il ruolo della posa e della composizione nella costruzione dell’immagine.

Una linea più apertamente sperimentale emerge nella proposta di Wizard Gallery, che comprende Benedetto Pietromarchi e Fausto Gilberti, artisti differenti per linguaggio e impostazione. La loro presenza permette di osservare come la ricerca contemporanea possa svilupparsi attraverso la scultura, l’installazione e il disegno, mantenendo un dialogo con la dimensione narrativa e simbolica dell’opera.

Galleria Giovanni Bonelli, con Mattia Moreni, riporta l’attenzione su una delle figure più radicali della pittura italiana del dopoguerra, mentre E3 Arte Contemporanea presenta Matteo Basilè, la cui ricerca si muove fra fotografia, elaborazione digitale e immaginario figurativo. Sangallo Fine Art, con Lucio Del Pezzo, richiama invece un universo visivo nel quale forme geometriche, simboli e oggetti costruiscono composizioni dal carattere riconoscibile.

Altre realtà ampliano il panorama con proposte che meritano di essere considerate nel loro insieme. Just Museum presenta Valentina Palmi e lavori collegati alla ricerca di Rotella, aprendo un confronto fra linguaggi e generazioni differenti. Nicola Pedana Arte Contemporanea, con il riferimento a Lariette, si inserisce nel quadro della giovane scena artistica e dei circuiti emergenti, in particolare quelli legati a Bologna.

Galleria d’Arte Nicoli, con i lavori di Benedetto e un immaginario che comprende figure di scimmie, introduce un registro più ironico e narrativo, nel quale la figura diventa strumento di osservazione della società. Anche in questo caso, la capacità di contestualizzare le opere e di chiarire il percorso degli artisti è essenziale per comprendere pienamente la proposta espositiva.

La presenza internazionale trova una declinazione concreta nel progetto AWave Zone – Contemporary Art Expression from Korea, che riunisce gallerie come Gallery iLHO, Gallery YOON e Suppoment Gallery, insieme ad altre realtà della scena coreana.

Fra gli artisti segnalati figura Yoo Mi Seon, la cui ricerca utilizza pigmenti minerali e foglia metallica su carta tradizionale coreana. Le stratificazioni, i dettagli e il rapporto con la luce rendono la superficie parte essenziale dell’esperienza visiva. Il suo lavoro mostra come materiali e procedimenti possano mettere in relazione la sensibilità individuale con una tradizione culturale specifica, senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.

Gallery iLHO, con sede a Seul, e Gallery YOON contribuiscono a mostrare la varietà di una scena nella quale materiali, tecniche tradizionali e linguaggi contemporanei si intrecciano. A queste si affianca Signatures, associata al nome di Cho Hoan, insieme ai riferimenti a Been Sungeum e al progetto che coinvolge Iguyena Jeong e Seong Hyun, a Seul. Queste presenze suggeriscono un panorama articolato, che meriterebbe un approfondimento specifico per comprendere le singole poetiche e verificare le opere effettivamente esposte.

La dimensione internazionale non riguarda soltanto l’Asia. Traveling Gallery, con riferimenti a Hong Kong e Dubai, richiama un modello capace di operare attraverso più piazze e contesti geografici. Accanto a questa realtà, HUI.RED Milano, H83 e Romero Paprocki segnalano la presenza di circuiti e progetti che richiedono una lettura attenta delle rispettive identità e strategie espositive.

Kromya Art Gallery, NP ArtLab, Zamagni Arte, Manuel Zoia Gallery, Ipercubo, Futura Art Gallery, Galleria Poggiali, Galleria Alessandro Bagnai, Madeinartgallery, A Pick Gallery e Open Art completano il panorama, nel quale convivono ricerca emergente, consolidamento di carriere e valorizzazione di linguaggi già riconosciuti. La varietà delle realtà presenti è un elemento di ricchezza, ma la loro effettiva rilevanza culturale dipende anche dalla possibilità di identificare con chiarezza gli artisti, le opere e i percorsi che ciascuna sceglie di sostenere.

Merita una menzione anche la presenza dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che si distingue per una partecipazione attenta, curata e attentamente studiata, capace di valorizzare la ricerca e la creatività delle nuove generazioni. Una presenza significativa, che testimonia il ruolo della formazione artistica nel favorire il dialogo tra sperimentazione, professione e sistema dell’arte contemporanea.

Resta, tuttavia, una questione ch

e merita di essere affrontata con maggiore attenzione: quella di un sistema galleristico che, in molti casi, continua a essere autoreferenziale, privilegiando il nome della galleria rispetto a quello degli artisti e alla possibilità di approfondirne concretamente il lavoro. La semplice presenza di uno spazio espositivo in fiera non è sufficiente a renderne comprensibile l’identità: occorre indicare gli artisti, contestualizzare le opere e chiarire le ragioni delle scelte curatoriali. In assenza di queste informazioni, il rischio è che la comunicazione si riduca a una successione di nomi commerciali, senza offrire al pubblico gli strumenti per valutare la qualità e la specificità delle proposte. È un limite che non riguarda soltanto la comunicazione, ma il ruolo stesso della galleria nel sistema dell’arte. Presentare un artista significa assumersi la responsabilità di renderne riconoscibile il lavoro, costruire occasioni di approfondimento e accompagnarne la crescita nel tempo. Senza questo investimento, la partecipazione a una fiera rischia di rimanere un esercizio di visibilità immediata, privo di conseguenze durature sul piano culturale e professionale. Se questa tendenza dovesse persistere, le gallerie italiane potrebbero progressivamente perdere spazio e centralità a favore di realtà straniere più incisive nella promozione dei propri artisti e nella costruzione di una presenza internazionale. Non si tratta di un esito inevitabile, ma di un rischio concreto. Le gallerie straniere che investono nella comunicazione, nella ricerca e nella creazione di reti internazionali possono conquistare una maggiore attenzione da parte dei collezionisti e del pubblico, mentre le realtà italiane rischiano di restare ai margini se continuano a considerare la propria storia e la propria presenza come valori sufficienti.

Il futuro del sistema italiano dipenderà quindi non soltanto dalla capacità di partecipare alle fiere, ma dalla volontà di superare logiche autoreferenziali e di mettere davvero gli artisti al centro. Una galleria non si distingue soltanto per il proprio nome, ma per la qualità delle opere che sceglie, per le relazioni che costruisce e per la capacità di rendere visibili le ricerche che sostiene. È da questa consapevolezza che può nascere un confronto internazionale più equilibrato, nel quale le gallerie italiane non si limitino a difendere una posizione acquisita, ma tornino a essere protagoniste attive della scena contemporanea.

La ventunesima edizione di ArtVerona lascia intravedere questa possibilità. Il radicamento nel sistema italiano costituisce una risorsa, mentre l’apertura verso la Corea del Sud e gli altri contesti internazionali offre l’occasione di ampliare il confronto. Il futuro della fiera dipenderà dalla capacità di tenere insieme queste due dimensioni, favorendo scambi duraturi e sostenendo il lavoro delle gallerie che continuano a investire nella ricerca.

Fra la memoria delle avanguardie e le nuove geografie dell’arte, ArtVerona si trova così in uno spazio di trasformazione. Non deve rinunciare alla propria identità per diventare internazionale, ma rafforzarla attraverso il dialogo con altre scene artistiche. La sfida è trasformare la pluralità delle presenze in un progetto sempre più riconoscibile, nel quale la qualità delle opere e delle relazioni abbia un peso maggiore della semplice quantità degli espositori. È in questo equilibrio, fra continuità e apertura, che la fiera può costruire una posizione sempre più autorevole nel panorama contemporaneo.



Efthalia Rentetzi2

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