top of page

Carol Bove al Guggenheim di New York. Un viaggio tra forma, spazio e percezione

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Carol Bove, Cutting Corners, 2018
Carol Bove, Cutting Corners, 2018, acciaio inossidabile, vernice uretanica, 35 7⁄8 × 38 7⁄8 × 38 5⁄8

La retrospettiva dedicata a Carol Bove al Solomon R. Guggenheim Museum di New York è aperta oggi e sarà visitabile fino al 2 agosto 2026. La mostra attraversa più di venticinque anni di ricerca artistica e invita a riflettere sul senso dello spazio, della forma e della percezione. La rampa a spirale progettata da Frank Lloyd Wright, con le sue geometrie uniche e la sua luce naturale, non è soltanto il contenitore delle opere ma diventa un interlocutore, un terreno di dialogo in cui le sculture e gli assemblaggi di Bove trovano una loro risonanza. La pratica dell’artista è vasta e multiforme: dai collage delicati e quasi segreti alle imponenti sculture in acciaio che si elevano come monumenti sospesi tra luce e ombra, dai piccoli assemblaggi di libri e materiali di uso quotidiano a installazioni che sembrano invitare lo spettatore a sospendere il tempo e a osservare con occhi nuovi. Ogni opera diventa un nodo di connessioni, una possibilità di percezione che non si esaurisce nel gesto di guardare ma che chiede partecipazione, attenzione e un impegno intellettuale e sensoriale insieme.

Attraversare la mostra significa muoversi in un percorso in cui lo spazio è scultura e la scultura è spazio, dove il visitatore non è solo testimone ma partecipe di un dialogo che coinvolge corpo e mente. Bove ha pensato ogni dettaglio dell’allestimento come un invito a una pausa contemplativa e a un’interazione concreta: sedute integrate nell’architettura, aree dedicate alla riflessione e una biblioteca tattile in cui è possibile toccare e sfogliare materiali provenienti dallo studio dell’artista, tavoli da scacchi che diventano luoghi di gioco e di strategia mentale, elementi che trasformano la visita in un’esperienza immersiva in cui il pensiero creativo dello spettatore si intreccia con quello dell’artista.

In alcuni momenti della mostra, la presenza di opere di altri artisti crea un dialogo trasversale tra generazioni e linguaggi differenti. Un esempio emblematico è il murale degli anni Sessanta di Joan Miró e Josep Llorens Artigas, parzialmente rivelato attraverso una singolare apertura a forma di diamante, che permette di percepire il tempo e la storia come parte integrante dell’esperienza visiva contemporanea. Questa attenzione alla continuità e alla trasformazione dei linguaggi visivi sottolinea l’interesse di Bove per i modi in cui l’arte evolve e si trasforma attraverso la memoria e la reinterpretazione, creando un tessuto di relazioni che attraversa lo spazio e il tempo.

Il catalogo della mostra, pensato come un complemento dell’esperienza museale, riflette la stessa cura e sensibilità presenti nelle opere: saggi critici e approfondimenti fotografici immersivi convivono con un design unico ispirato alla geometria e ai colori delle creazioni di Bove, mentre ogni copia contiene elementi cartacei selezionati e rifiniti a mano dall’artista, conferendo un carattere personale e irripetibile a ogni volume. Visitare questa retrospettiva significa accedere a un territorio in cui la percezione, l’intelligenza e l’emozione si intrecciano, dove il gesto artistico si apre all’esperienza dello spettatore e dove la contemplazione si fa partecipazione, intuizione e piacere del pensiero. È un invito a guardare, a riflettere e a sentire, a riconoscere la complessità e la bellezza della forma e dello spazio, e a sperimentare il senso dell’arte come esperienza viva, condivisa e profondamente umana.


Daniel Wilson



bottom of page