Cecily Brown: Picture Making alla Serpentine. Pittura come processo instabile e spazio di visione in trasformazione
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

La mostra Picture Making di Cecily Brown, aperta fino al 6 settembre 2026 presso le Serpentine Galleries di Londra, si configura non come un momento di celebrazione o di bilancio, ma come un ritorno critico: un confronto differito con la propria pratica e, più in profondità, con le condizioni stesse della pittura nel presente. Lontana da ogni istanza retrospettiva ordinatrice, l’esposizione assume la forma di una costellazione aperta, in cui i lavori non seguono una logica teleologica evidente, ma insistono sulla pittura come campo instabile, esposto tanto al rischio dell’eccesso quanto alla dissoluzione.
Il titolo Picture Making indica non un risultato compiuto, ma un processo in corso, una prassi che si sottrae a ogni conclusione definitiva. Nei dipinti, l’immagine non si stabilizza mai completamente; appare attraversata da una tensione interna che la spinge simultaneamente verso la formazione e la perdita. A uno sguardo prolungato emergono frammenti figurativi, corpi, brani di paesaggio e situazioni appena suggerite, che tuttavia non si lasciano fissare. Ogni figura sembra sul punto di retrocedere, riassorbita da una materia pittorica che agisce come principio generativo e dissolutivo insieme. Questa dinamica oscillatoria non appare come programma né come dimostrazione. Piuttosto suggerisce un pensiero che si sviluppa direttamente sulla superficie del dipinto, senza mediazioni, in cui controllo e perdita convivono in equilibrio precario. Il gesto pittorico può assumere un carattere brusco e violento per poi distendersi in campiture più rarefatte e sospese. In questa discontinuità ritmica si percepisce una relazione profonda con la tradizione, dall’eco della pittura barocca fino alle eredità dell’espressionismo astratto, che tuttavia non si manifesta mai come citazione esplicita, ma resta traccia incorporata. Anche quando la visione sembra offrire appigli riconoscibili, la percezione rimane instabile. Non si tratta di ambiguità iconografica, quanto di una resistenza interna dell’immagine: i dipinti oppongono una certa opacità allo sguardo, rifiutando accessi immediati. Essi richiedono un tempo dilatato di osservazione e la disponibilità a sostare in una visione che si modifica nel suo stesso darsi. L’atto del guardare diventa così un processo instabile e processuale quanto quello del dipingere.
Il rapporto con la natura, suggerito dalla posizione delle Serpentine Galleries all’interno di Hyde Park, non assume mai la forma della rappresentazione descrittiva. Si manifesta invece come memoria diffusa, qualità atmosferica che attraversa le superfici senza mai coagularsi in immagine definita. Le masse cromatiche evocano vegetazione, luce filtrata e movimenti organici, sempre in modo transitorio, così che ogni possibile riconoscimento resta sospeso. Nei lavori più recenti si avverte una maggiore rarefazione, con aperture che consentono alla superficie di respirare, senza che ciò comporti una svolta stilistica netta. Si tratta piuttosto di un sottile spostamento di intensità, una modulazione interna al linguaggio dell’artista. La pittura si muove lungo una soglia instabile, evitando sia la saturazione totale sia il vuoto.
Picture Making non offre una dichiarazione conclusiva, ma una condizione di possibilità. Le opere non chiedono di essere risolte né interpretate definitivamente; mettono invece in gioco uno spazio in cui vedere significa accettare l’incertezza. L’immagine resta esposta e vulnerabile, costantemente in formazione: un evento più che un oggetto, un processo più che un risultato. La mostra di Cecily Brown conferma la capacità della pittura di restare un territorio aperto e incerto, dove il gesto creativo e la percezione dello spettatore si intrecciano in un continuo divenire, ricordandoci che l’arte non si esaurisce mai nel suo compimento, ma vive nel perpetuo processo di farsi e disfarsi dell’immagine.
Ilektra Zanella






















