top of page

Chaïm Kaliski. "Jim d’Etterbeek" al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme di Parigi

  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 2 min
Chaïm Kaliski. "Jim d’Etterbeek" al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme
Chaïm Kaliski. "Jim d’Etterbeek" al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, Parigi

È aperta oggi al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme di Parigi la mostra Chaïm Kaliski. "Jim d’Etterbeek", dedicata al lavoro di Chaïm-Charles Kaliski, artista belga nato a Bruxelles nel 1929 e scomparso nel 2015. L’esposizione presenta per la prima volta in Francia un ampio insieme di opere che ricostruiscono, con uno sguardo sobrio e diretto, l’esperienza dell’infanzia ebraica a Bruxelles durante l’occupazione nazista.

Il fulcro della mostra è Jim d’Etterbeek, un vasto ciclo di disegni in cui Kaliski torna sui luoghi e sulle immagini della propria adolescenza, affidando a un alter ego il compito di attraversare una città trasformata dalla guerra e dalla persecuzione. Il racconto si sviluppa senza linearità narrativa, per frammenti e ripetizioni, come accade alla memoria quando riaffiora a distanza di anni. La storia personale si intreccia costantemente a quella collettiva, in particolare attorno all’arresto del padre nel febbraio del 1944, evento che segna una frattura definitiva e che resta, anche quando non è rappresentato direttamente, una presenza costante.

Kaliski inizia a disegnare tardi, alla fine degli anni Ottanta, su suggerimento della sorella Sarah. Da quel momento, per quasi vent’anni, realizza migliaia di disegni a inchiostro di Cina accompagnati da brevi testi manoscritti. Il suo linguaggio visivo è essenziale, privo di ricerca formale o di virtuosismi. Le figure sono semplici, gli spazi riconoscibili, le situazioni spesso quotidiane. Proprio questa apparente semplicità permette alle immagini di mantenere una forza particolare, capace di restituire l’atmosfera di precarietà, paura e attesa che segna la vita sotto occupazione.

Nel percorso espositivo, che riunisce circa centoventi opere tra disegni, fotografie e documenti d’archivio, emerge con chiarezza il carattere metodico e insistente del progetto. Disegnare diventa per Kaliski un gesto necessario, un modo per organizzare ricordi rimasti a lungo sospesi e per dare forma a ciò che non aveva trovato spazio nel racconto pubblico. Testo e immagine convivono sulla pagina senza gerarchie, come appunti visivi in cui la memoria si deposita più che spiegarsi.

"Jim d’Etterbeek" non cerca l’eccezionalità né la distanza simbolica. Al contrario, mantiene lo sguardo vicino alle cose: le strade del quartiere, le case, i volti, le voci, i silenzi. È in questa prossimità che il lavoro acquista il suo valore, offrendo una testimonianza indiretta ma precisa della persecuzione degli ebrei in Belgio, vista attraverso l’esperienza di un bambino e rielaborata molti anni dopo da un adulto.

La mostra al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme propone così un incontro con un’opera che si colloca tra racconto autobiografico, memoria storica e pratica del disegno come strumento di restituzione.

Senza enfasi e senza retorica, Chaïm Kaliski: Jim d’Etterbeek invita a confrontarsi con una memoria che prende forma lentamente, affidandosi alla continuità del gesto e alla persistenza dello sguardo.


Anne Marie Bernard

bottom of page