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Nicole Cherubini presenta "Hotel Roma" alla galleria Friedman Benda di New York

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Nicole Cherubini Hotel Roma – Friedman Benda New York
Nicole Cherubini, "Hotel Roma", Friedman Benda, New York

Oggi alla galleria Friedman Benda di New York prende vita la mostra "Hotel Roma", aperta dal 16 gennaio al 21 febbraio 2026, un invito a entrare in un mondo in cui la ceramica diventa spazio, presenza e racconto. Le sculture di Nicole Cherubini accolgono il corpo immaginato e reale, suggerendo sedute e forme che trasformano la fruizione in un gesto partecipativo e abolendo la distanza tra opera e osservatore. L’esposizione si ispira al testo autobiografico Down Below di Leonora Carrington, scritto nel 1942, che racconta gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale e include il soggiorno dell’artista al Hotel Roma di Madrid. Altri riferimenti letterari attraversano le opere, da Mary Shelley a Elena Ferrante, da Natalia Ginzburg a Sibilla Aleramo e Annie Ernaux, scrittrici che, come Cherubini con l’argilla, trasformano le esperienze femminili in narrazione intensa e viva

Nata a Boston nel 1970, Cherubini ha costruito una carriera autonoma fondata su una relazione profonda con l’argilla. Formata alla Rhode Island School of Design e alla New York University Institute of Fine Arts, non si limita a padroneggiare tecniche ma trasforma ogni gesto in linguaggio, e ogni impronta delle mani diventa parte di un racconto vivo che attraversa decenni e spazi. Negli ultimi vent’anni il suo lavoro ha spostato la ceramica dal campo della craft alla scultura contemporanea con intensità poetica e concettuale. Il materiale, storicamente considerato femminile o funzionale, nelle sue mani diventa strumento per interrogare gerarchie culturali e ridefinire ciò che chiamiamo arte

Al centro della mostra ci sono le opere chiamate Three Graces, una rilettura dei classici in chiave personale e vigorosa. Le sculture combinano elementi monumentali e sedute funzionali, terracotta e maiolica bianca, smalti nei toni del turchese, ambra, smeraldo e metallo, creando un dialogo tra tradizione italiana e astrazione moderna. Altri pezzi come Butterfly, ispirata a un verso di Erykah Badu, mostrano il corpo in contrapposto e suggeriscono movimento e leggerezza pur nella loro fisicità, evocando danza e performance nello spazio della galleria. Altre sculture, incluse forme ottagonali e colonne, rispondono all’architettura esistente, dando la sensazione che uno spettacolo drammatico sia in corso.

Le opere di Cherubini non sono mai fredde. Anche quelle di grande formato portano con sé tracce di fatica, cura e presenza umana. Pennellate di colore emergono come gesti vivi, graffiature e superfici modellate con lentezza raccontano tempo e lavoro. Ogni scultura è un diario in rilievo, dove monumentalità e vulnerabilità convivono, invitando chi osserva a percepire peso, fragilità e storia come esperienza condivisa. Cherubini intreccia riferimenti classici e contemporanei, frammenti culturali e memorie personali trasformando ogni opera in simbolo narrativo capace di dialogare con lo spettatore.


Daniel Wilson




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