Daidō Moriyama al Foto Arsenal Wien
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Vienna accoglie Daidō Moriyama come si accoglie un classico che non ha mai smesso di essere radicale. Al Foto Arsenal Wien, la mostra dedicata al fotografo giapponese, dal 31 gennaio al 10 maggio 2026 e curata da Thyago Nogueira e Marit Lena Herrmann, non funziona come una semplice retrospettiva celebrativa, ma come un attraversamento fisico e mentale di oltre sessant’anni di immagini che hanno cambiato per sempre il modo di guardare la città. Entrare nelle sale significa essere investiti da un flusso visivo irregolare fatto di grana sporca contrasti estremi movimenti improvvisi e dettagli apparentemente insignificanti che diventano improvvisamente centrali.
Moriyama ha sempre fotografato come se camminare fosse già un atto creativo. Le sue immagini non cercano l’istante perfetto ma l’urto con il reale. Strade insegne corpi frammenti urbani appaiono come visioni rapide quasi incidentali e proprio per questo potentissime. Il suo bianco e nero non è mai neutro è aggressivo sensuale nervoso e racconta un Giappone in trasformazione continua sospeso tra tradizione e iper modernità ma anche una condizione universale quella dell’essere immersi nel rumore del mondo.
Il percorso espositivo mette in dialogo fotografie iconiche e lavori meno noti insieme a riviste materiali editoriali e sequenze che ricordano quanto per Moriyama il libro e la serialità siano sempre stati fondamentali. Le immagini non vivono isolate ma si richiamano si contraddicono si rincorrono. È una fotografia che non vuole rassicurare e che rifiuta ogni idea di bellezza patinata. Al contrario rivendica l’errore il mosso il fuori fuoco come linguaggio e come presa di posizione politica contro l’ordine e la pulizia visiva.
In un presente dominato da immagini levigate pensate per scorrere velocemente sugli schermi Moriyama appare più attuale che mai. Le sue fotografie obbligano a fermarsi a tollerare l’ambiguità a stare dentro l’inquietudine. Guardarle oggi significa anche interrogarsi su cosa voglia dire davvero documentare la realtà e su quanto lo sguardo personale possa ancora essere uno strumento di resistenza.
La mostra al Foto Arsenal Wien non propone risposte definitive e non prova a mettere ordine nel caos di una produzione vastissima. Lascia invece che sia lo spettatore a perdersi tra le immagini come in una passeggiata notturna senza meta precisa. Ed è forse proprio in questo smarrimento che si coglie il senso più profondo del lavoro di Moriyama una fotografia che non descrive il mondo ma lo attraversa lo consuma e lo restituisce carico di energia visiva. Una lezione ancora apertissima per chiunque oggi provi a guardare la città con una macchina fotografica o semplicemente con occhi più attenti.
Andreas H. Fischer














