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Il Palazzo delle Esposizioni ospita Mario Schifano. Una retrospettiva tra pittura, fotografia e cinema che celebra gesto, colore e memoria del quotidiano

  • 21 mar
  • Tempo di lettura: 4 min
Mario Schifano, Retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni, Roma.Mario Schifano, Retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni, Roma.
Mario Schifano, Retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni, Roma.
Mario Schifano, Interno di casa romana, Smalto, spray, grafite e pastello su tela, polittico 303x720, 303x539, 303x720 cm.
Mario Schifano, Interno di casa romana, Smalto, spray, grafite e pastello su tela, polittico 303x720, 303x539, 303x720 cm.

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma prende vita una retrospettiva dedicata a Mario Schifano (Homs-Libia 1934 – Roma 1998), figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e interprete di una pittura in cui quotidiano, gesto e sperimentazione dialogano continuamente. La mostra, curata da Daniela Lancioni, resterà visitabile fino al 12 luglio 2026 e riunisce oltre cento opere provenienti da collezioni italiane ed estere, offrendo una lettura organica e meditata di una carriera che attraversa gli esordi degli anni Sessanta fino alle ultime sperimentazioni degli anni Novanta, tracciando l’evoluzione di un artista capace di reinventare continuamente il linguaggio della pittura.


Il percorso espositivo si apre nella rotonda del piano nobile con una selezione di fotografie e documenti che introducono la vita e il contesto di Schifano. Già dai primi monocromi, come Senza titolo Monocromo 1960-62, emerge la forza del gesto e la ricerca sulla materia pittorica, dove colore e superficie diventano spazi di tensione e possibilità. In queste tele si percepisce un equilibrio sottile tra controllo e libertà, tra misura e istinto, un principio che accompagna tutta la sua produzione e lo distingue da qualsiasi convenzione del tempo. La sala successiva è dedicata alle opere legate alla cultura visiva quotidiana e ai primi rapporti con i media. Le serie Segnaletica e Fumetti rappresentano un momento cruciale in cui Schifano trasforma immagini familiari in campi di colore e ritmo. Opere come Coca-Cola, Esso e Aut Aut 1960 mostrano un artista in grado di dare alla pittura leggerezza e contemporaneamente profondità riflessiva, interrogando la natura dell’immagine e il rapporto tra percezione e rappresentazione. Qui la familiarità dei soggetti diventa strumento per esplorare il gesto e la materia, rivelando una tensione poetica che attraversa tutte le serie successive. La continuità del percorso conduce alla sezione dei Paesaggi TV e dei lavori in cui l’immagine diventa movimento e sequenza. Opere come Paesaggio anemico, Veduta interrotta e il polittico Interno di casa romana 1968 mostrano la capacità di Schifano di filtrare la realtà attraverso la pittura, creando immagini che catturano la percezione mediata dei media senza ridurla a semplice copia. Il polittico, in particolare, illustra la capacità dell’artista di costruire spazi simultaneamente interni ed esterni, privati e pubblici, in cui il ritmo della visione si traduce in esperienza visiva diretta e meditativa. La sequenza delle opere diventa narrativa e temporale, mostrando l’evoluzione del gesto e della riflessione sull’immagine. La sala seguente approfondisce il dialogo con la fotografia e l’iconografia della storia dell’arte, dove Schifano sovrappone tecniche e materiali dando vita a opere ibride in cui la pittura conserva la sua autonomia ma dialoga con altri linguaggi visivi. Qui emergono lavori come Veduta multipla e Paesaggio fotografico, in cui l’artista sperimenta la simultaneità delle immagini e la stratificazione dei piani visivi, anticipando riflessioni sull’esperienza della visione che oggi risultano centrali nella critica contemporanea. Il percorso prosegue nella sala dedicata alle opere di esplicito impegno sociale e alla pittura degli anni Ottanta e Novanta. In questa fase emergono lavori in cui Schifano concentra la propria attenzione sul rapporto tra pittura e memoria storica, tra gesto e segno della contemporaneità, come Ritratto multiplo e Composizione urbana. La pittura qui si fa testimonianza, capace di coniugare energia visiva e riflessione critica senza perdere mai la sua capacità di sorprendere e coinvolgere emotivamente lo spettatore.

Un capitolo speciale è riservato al cinema di Schifano con proiezioni nella Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni. I film sperimentali e i documentari proposti restituiscono un artista attento al movimento, alla sequenza e alla temporalità dell’immagine, mostrando come il cinema non sia semplice complemento ma parte integrante della sua ricerca pittorica e concettuale. La visione dei film permette di cogliere il legame profondo tra la pittura e il tempo in movimento e arricchisce la lettura delle opere esposte.

L’allestimento della mostra rappresenta un vero e proprio protagonista narrativo. Ogni sala è stata pensata per creare un flusso visivo coerente, in cui le opere dialogano tra loro, sia per continuità tematica sia per contrasti intenzionali. Le pareti sono trattate con colori neutri e materiali opachi, che valorizzano i toni e la materia dei pigmenti senza interferire con la percezione cromatica. La luce diffusa, calibrata in modo da rispettare i diversi supporti e dimensioni delle opere, accompagna lo sguardo dello spettatore, enfatizzando le texture e la stratificazione dei gesti pittorici.

Le pause tra un quadro e l’altro diventano momenti di contemplazione, mentre la disposizione delle opere suggerisce percorsi alternati che permettono di confrontare serie differenti e cogliere il legame concettuale tra lavori distanti temporalmente. L’uso di pedane e piccole scenografie interne alle sale introduce variazioni spaziali che invitano lo spettatore a cambiare punto di vista, a osservare i dettagli, a percepire il ritmo e la sequenza che sono alla base del processo creativo di Schifano. Le proiezioni cinematografiche trovano collocazione strategica, integrandosi nell’itinerario senza interrompere la fluidità della visita, creando una narrazione che unisce pittura, fotografia e cinema in un’unica esperienza immersiva.

Questa retrospettiva restituisce un Mario Schifano vivo, contemporaneo e complesso, un artista capace di osservare il mondo con curiosità, attenzione e ironia pur mantenendo un rigore poetico costante. Le opere parlano di vita quotidiana, memoria e trasformazione, mostrando come la pittura possa essere allo stesso tempo gioco, riflessione e respiro intellettuale. Visitare la mostra fino al 12 luglio 2026 significa immergersi nella vitalità di un artista che ancora oggi riesce a sorprendere, stimolare e interrogare lo sguardo e la mente.


Michele Zanella



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