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“Modern Artists’ Calligraphy” al Kahitsukan – Kyoto Museum of Contemporary Art.

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Modern Artists’ Calligraphy,  Kahitsukan – Kyoto Museum of Contemporary Art, Kyoto.
Modern Artists’ Calligraphy, Kahitsukan – Kyoto Museum of Contemporary Art, Kyoto.

Nel Giappone moderno la calligrafia ha vissuto una trasformazione paradossale. Mentre la scrittura manuale perdeva progressivamente il proprio ruolo nella vita quotidiana, sostituita prima dalla stampa e poi dalla comunicazione digitale, il gesto del pennello acquisiva una nuova centralità come esperienza artistica. La mostra Modern Artists’ Calligraphy, presentata al Kahitsukan – Kyoto Museum of Contemporary Art fino al 27 settembre, nasce proprio da questa tensione, osservando ciò che accade quando la scrittura, sottratta alla sua funzione ordinaria, diventa uno spazio di ricerca per alcuni dei protagonisti dell’arte moderna giapponese.

L’esposizione riunisce circa sessanta opere provenienti dalla collezione del museo e propone un punto di vista particolarmente significativo: non la calligrafia dei calligrafi professionisti, ma quella degli artisti. Pittori, ceramisti, scultori, incisori, poeti e uomini di cultura che hanno incontrato il pennello come estensione della propria pratica creativa. È proprio questa scelta a conferire alla rassegna il suo interesse critico. Le opere non vengono presentate come episodi marginali rispetto alla produzione principale degli autori, ma come luoghi nei quali il loro pensiero artistico si manifesta in una forma più essenziale. Nel caso della cultura nipponica, infatti, scrivere non ha mai significato soltanto trasmettere un contenuto. Il carattere possiede una qualità visiva autonoma: il ritmo della linea, la densità dell’inchiostro e la relazione fra il segno e lo spazio bianco della carta appartengono alla costruzione stessa dell’opera. La tradizione dello shodō, la “via della scrittura”, ha sempre considerato il gesto calligrafico come il risultato di un lungo esercizio capace di unire tecnica, concentrazione e formazione interiore.

Ma la mostra del Kahitsukan è interessante proprio perché non propone una visione nostalgica della tradizione. Al contrario, mostra il momento in cui una pratica antica viene attraversata dalla sensibilità individuale dell’artista moderno. Qui la calligrafia non è un repertorio di forme da conservare, ma una materia viva, capace di trasformarsi attraverso il confronto con linguaggi diversi.

La presenza di Kitaōji Rosanjin rappresenta uno dei punti più significativi del percorso. Artista dalla personalità difficilmente classificabile, conosciuto soprattutto per la ceramica ma profondamente legato alla cultura della tavola, del tè e della scrittura, Rosanjin vedeva nell’arte una continuità fra materiali e gesti differenti. Nei suoi fogli l’inchiostro sembra possedere la stessa consistenza della materia ceramica: il carattere non appare semplicemente tracciato, ma costruito. Ogni variazione di pressione, ogni pausa e ogni accumulo di nero sulla carta restituiscono una concezione della forma nella quale la scrittura appartiene allo stesso universo estetico degli oggetti che modellava. Un rapporto diverso, più vicino alla dimensione contemplativa, emerge nelle opere di Murakami Kagaku. Legato alla spiritualità buddhista, Kagaku utilizza la scrittura come luogo di concentrazione e meditazione. Le parole non sono soltanto leggibili: diventano immagini attraversate dal silenzio. Il significato del testo rimane importante, ma è il modo in cui il pennello lo rende presente a trasformare la composizione in esperienza visiva. Ancora più fisica è la scrittura di Shikō Munakata, artista celebre per le sue xilografie. Nei suoi caratteri si ritrova la stessa energia che anima il rapporto con il legno inciso: il segno appare quasi scavato nella superficie della carta, con una forza che supera la dimensione decorativa. La linea conserva il movimento del corpo, la decisione del gesto, persino una certa irregolarità che diventa parte dell’identità dell’opera.

Attraverso questi artisti la mostra evidenzia un aspetto fondamentale: la calligrafia moderna giapponese non può essere letta come un linguaggio uniforme. Ogni autore vi trasferisce la propria esperienza della forma. Ryūzaburō Umehara, figura centrale della pittura moderna, porta nella scrittura la sensibilità cromatica e compositiva maturata nella sua ricerca pittorica. Togyū Okumura, esponente del nihonga, manifesta un rapporto raffinato con equilibrio e misura. Yuki Ogura restituisce al carattere una particolare eleganza formale, mentre Kenkichi Tomimoto, maestro della ceramica, interpreta la superficie scritta con la stessa attenzione dedicata alla materia dei suoi oggetti. Anche le opere di Morikazu Kumagai, Suda Kokuta e degli altri artisti presenti contribuiscono a delineare un quadro complesso, nel quale la calligrafia diventa uno specchio delle diverse poetiche del Giappone moderno. Non esiste un unico modo di intendere il rapporto fra artista e scrittura: ciò che accomuna queste esperienze è la convinzione che il pennello possa ancora rivelare qualcosa dell’individuo. Questa riflessione trova una particolare concretezza anche nel contesto espositivo che ospita la mostra. Il Kahitsukan, situato nel quartiere di Gion a Kyoto, offre infatti alla rassegna un ambiente particolarmente coerente con la natura delle opere presentate. Le opere richiedono una visione lenta, attenta alle variazioni minime del tratto e al rapporto fra il segno e il vuoto circostante. La calligrafia non cerca l’impatto immediato; la sua forza emerge nella durata dello sguardo.

È qui che emerge la questione più ampia posta dalla mostra. In un’epoca dominata dalla riproducibilità dei caratteri, dalla velocità della comunicazione e dall’uniformità dei sistemi digitali, il segno manoscritto conserva una qualità irriducibile. Ogni tratto rimane legato al momento in cui è stato prodotto. Non può essere separato dal movimento della mano, dalla scelta dell’artista e dalla durata del gesto. Questa dimensione temporale è una delle ragioni per cui la calligrafia continua a essere un linguaggio contemporaneo. La sua attualità non risiede nella difesa di una tecnica antica contro il presente, ma nella capacità di ricordare ciò che ogni immagine contiene prima ancora di diventare immagine: un atto umano.

La calligrafia rimane così uno dei luoghi privilegiati in cui il Giappone moderno ha elaborato il rapporto fra memoria e invenzione. Nei fogli esposti al Kahitsukan la parola continua a essere parola, ma diventa anche traccia, ritmo e presenza. Ciò che rimane sulla carta non è soltanto un carattere: è il momento in cui un pensiero ha trovato la propria forma.


Efthalia Rentetzi

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