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L’Anatomia del Logos. Verso una Fenomenologia Corporea del Sapere ad ART CITY 2026

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  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min
ART CITY Bologna 2026
 Giulia Deval, PITCH. Notes on Vocal Intonation,  ART CITY Bologna 2026

Dal 5 all’8 febbraio 2026 Bologna si trasforma in un laboratorio ontologico della conoscenza corporea grazie allo Special Program "Il corpo della lingua", nell’ambito di ART CITY Bologna 2026. Curato da Caterina Molteni, il progetto trascende la logica espositiva convenzionale e trasforma gli spazi storici e spesso segreti dell’Università in dispositivi esperienziali in cui il sapere si manifesta non come concetto astratto ma come fenomeno incarnato, radicato nella corporeità, nella voce, nel gesto e nella presenza sensibile. L’itinerario, concepito come un dispositivo psicogeografico, invita a percepire l’Ateneo e la città non più come contenitori statici di cultura, ma come organismi viventi, in cui architettura, memoria storica e pratica artistica concorrono alla costruzione di un sapere relazionale e performativo. Seguendo le riflessioni di Giorgio Agamben, il programma interroga la possibilità che la conoscenza non sia una proprietà da acquisire ma un processo fluido, una forma di vita in divenire che si articola attraverso la corporeità e la relazione etica con l’altro.

Giulia Deval, all’ex Istituto di Zoologia, esplora la vocalità come strumento di potere e come architettura del riconoscimento sociale. Nelle performance e nei video di PITCH, le modulazioni tonali e le intonazioni vocali non si limitano a trasmettere contenuti ma plasmano la percezione stessa dell’autorità e della credibilità, trasformando lo spazio dell’aula in un campo di tensioni sonore in cui l’atto del parlare diventa gesto politico e fenomeno di negoziazione sociale. Mike Kelley, nell’ex Facoltà di Ingegneria, propone trenta cortometraggi che smontano i rituali scolastici americani, restituendo in forma surreale e inquietante la dimensione inconscia dei sistemi educativi, dove la normalità diventa dispositivo di controllo e il gesto quotidiano rivela la profondità delle gerarchie simboliche. A Palazzo Hercolani Ana Mendieta opera una fusione ontologica tra corpo e natura, in dialogo con gli affreschi secolari: la mimesi non è mera rappresentazione ma metamorfosi vitale, una dissoluzione del corpo nell’ecosistema circostante che restituisce alla conoscenza la sua dimensione radicata e sensibile.

Al Teatro Anatomico Alexandra Pirici ribalta la tradizione dell’autopsia, trasformando il corpo da oggetto di studio in soggetto generativo di sapere, capace di instaurare con lo spettatore un patto di presenza e partecipazione in cui il conoscere si fa esperienza corporea e relazionale. Augustas Serapinas, nella Biblioteca della Fondazione Federico Zeri, eleva il gesto della lettura a fenomeno fisico, invitando il pubblico a esperire lo spazio da sedute rialzate fino a due metri, così che l’atto intellettuale diventi simultaneamente atto di percezione e di equilibrio corporeo. Jenna Sutela, al Distretto Navile, traduce i movimenti dei batteri in suoni, configurando una lingua alternativa che problematizza la centralità umana nel processo conoscitivo e suggerisce la possibilità di un sapere condiviso tra forme di intelligenza biologica e digitale. Nora Turato, nell’Aula Magna della Biblioteca Universitaria, indaga il concetto di grounding, ancorando il linguaggio alla fisicità e al ritmo del corpo in un mondo saturo di informazione, restituendo alla parola la sua dimensione etica, sensibile e performativa.

Il programma privilegia la partecipazione e l’esperienza immersiva, aprendo al pubblico spazi storici e monumentali dell’Università e proponendo percorsi in cui architettura, memoria e arte si intrecciano. La forza di "Il corpo della lingua" risiede nella fusione tra sapere e corporeità, ricordando che conoscere non è un atto meramente intellettuale ma gesto incarnato, tensione etica e pratica sensibile. In un’epoca dominata dall’astrazione digitale e dall’informazione frammentata, il progetto restituisce al corpo, alla voce e alla presenza una centralità epistemica, sottolineando che comprendere il mondo implica prima di tutto abitarlo, percepirlo e sostenerlo con consapevolezza fisica e cognitiva.

L’esperienza trasforma la città e l’Ateneo in un organismo narrativo vivo in cui memoria storica, innovazione artistica e riflessione teorica si intrecciano, restituendo al corpo e alla parola la loro funzione primaria nella costruzione e trasmissione del sapere.


Efthalia Rentetzi

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