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Mana Konishi, tra due gallerie e un paesaggio di Kyoto.

  • 33 minuti fa
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 Mana Konishi, Coast, 2026, Olio su tela, 100 x 80.3 cm
 Mana Konishi, Coast, 2026, Olio su tela, 100 x 80.3 cm

A Kyoto il rapporto con la tradizione è difficile da ridurre alla semplice conservazione di ciò che viene A Kyoto il rapporto con la tradizione è difficile da ridurre alla semplice conservazione del passato. Le forme sopravvivono, naturalmente, ma quando vengono riprese entrano in altri contesti, incontrano altri linguaggi e assumono significati nuovi. È una condizione particolarmente evidente nella scena artistica della città, dove accanto alle istituzioni e alle realtà storiche esiste una rete di gallerie che segue il lavoro degli artisti contemporanei e, in alcuni casi, lo mette in relazione con una memoria culturale molto più lunga.

Il percorso di Mana Konishi permette di osservare questa dinamica da una posizione singolare. Nel giro di pochi anni l’artista è passata attraverso spazi e programmi differenti, mantenendo al centro della propria ricerca il paesaggio. Nel 2025 CANDYBAR Gallery ha presentato la personale River at Night, Waterside, Park e, successivamente, la collettiva Sketch; nel 2026 Konishi è tornata nella stessa galleria per collection/summer, insieme a Yuka Katsuki e Norio Taniguchi. Nello stesso anno, a Chiso Gallery, è protagonista di Framing Landscapes, personale inserita nel programma annuale Unravel, Then Gather.

A prima vista, le due gallerie appartengono a mondi lontani. CANDYBAR occupa una posizione raccolta nella scena contemporanea kyotense e costruisce il proprio programma attraverso mostre e relazioni con artisti attivi nel presente. Chiso ha invece alle spalle una storia che comincia nel 1555 e una tradizione legata al tessile e alla decorazione del kimono. La galleria contemporanea si inserisce all’interno di questa continuità, accanto agli archivi e alle attività che costituiscono l’identità della maison. È il procedimento pittorico di Konishi a rendere significativo il passaggio dall’uno all’altro contesto. I suoi paesaggi prendono avvio da luoghi reali, che l’artista fotografa personalmente. Le immagini vengono poi utilizzate durante la realizzazione dei dipinti, come una sorta di schizzo. Tornando sulle fotografie, Konishi può riconoscere aspetti visivi che non aveva isolato durante l’esperienza diretta: una gradazione di grigi, la qualità dell’aria, una particolare condizione luminosa, la relazione fra elementi che l’occhio aveva registrato senza soffermarvisi. Il dipinto nasce da una seconda osservazione. La fotografia non costituisce dunque un semplice riferimento: conserva l’esperienza e, nello stesso tempo, la altera. L’inquadratura introduce una selezione diversa da quella compiuta dall’occhio e consente all’artista di tornare su un luogo quando il momento dell’esperienza è già trascorso. La pittura interviene infine su quell’immagine, sottoponendola a un’ulteriore selezione. Il paesaggio sulla tela è il risultato di una stratificazione: ciò che l'artista niponica ha visto, ciò che la macchina fotografica ha registrato e ciò che l’artista riconosce soltanto in un secondo momento. Le opere non sono quindi semplici vedute. Non cercano la fedeltà a un luogo specifico, quanto la ricostruzione di una percezione che si forma nel tempo. Mana Konishi descrive il procedimento con l’espressione unravel, then gather: scomporre e ricomporre. La formula coincide con il tema scelto da Chiso per il 2026, Unravel, Then Gather, un’indagine sulle forme e sui valori esistenti, da osservare nei loro elementi costitutivi per poterli ricomporre secondo relazioni differenti. Nel lavoro dell’artista il concetto assume una dimensione quasi letterale: il paesaggio viene frammentato dall’inquadratura e dalla fotografia, quindi riorganizzato attraverso la pittura.

La scelta di Chiso acquista ulteriore rilievo se si considera la storia della maison. L’archivio comprende circa 20.000 opere e materiali, fra kimono, tessuti, disegni e documenti, e costituisce una parte essenziale della memoria attraverso cui Chiso interpreta la propria storia. Il tessile introduce inoltre un’idea della superficie diversa da quella della pittura intesa come campo stabile e frontale. Il kimono si muove, si piega, si sovrappone al corpo; il motivo viene percepito parzialmente e cambia con il movimento. La decorazione non coincide perciò necessariamente con la rappresentazione di una scena osservata da un unico punto di vista. Elementi naturali, motivi stagionali, fiori, animali, acqua e vegetazione vengono selezionati e distribuiti secondo rapporti compositivi autonomi rispetto alla descrizione di un luogo. È nella storia della superficie che la presenza di Konishi a Chiso acquista particolare interesse. Non perché la sua pittura imiti il tessile, ma perché la mostra accosta due modalità differenti di trasformare l’esperienza del mondo in una struttura visiva. Da una parte la pratica contemporanea dell’artista, fondata sul passaggio fra fotografia, memoria e pittura; dall’altra una tradizione nella quale la natura è stata per secoli tradotta in motivi, ritmi e composizioni destinati a una superficie mobile. In entrambi i casi il mondo viene sottoposto a una scelta: ridotto, organizzato, trasformato.

Anche il programma 2026 della Gallery 2 si muove lungo questa linea. Prima di Framing Landscapes sono state presentate Unstitched Cosmos di Rina Matsudaira e Folk Fog di Nagasawa Fu. Le tre mostre appartengono a ricerche molto diverse e non costituiscono una serie tematica in senso tradizionale. Il filo curatoriale riguarda piuttosto la possibilità di osservare forme e valori già esistenti da nuove angolazioni e di ricomporli. L’archivio e la tradizione non vengono trattati come un repertorio iconografico, ma come materia ancora capace di generare interrogativi.

Il rapporto con CANDYBAR offre un contrappunto efficace. River at Night, Waterside, Park, del 2025, riuniva già nel titolo tre condizioni dello spazio che non formano una veduta unica: il fiume nella notte, l’area lungo l’acqua, il parco. Il paesaggio emerge per frammenti, attraverso differenti possibilità di percezione. La successiva Sketch ha messo Konishi in relazione con altri artisti, mentre nel 2026 collection/summer ha nuovamente riunito Konishi, Katsuki e Taniguchi. La continuità del rapporto con CANDYBAR permette di osservare il lavoro attraverso intervalli di tempo relativamente brevi e di coglierne gli spostamenti. È una forma di memoria ancora vicina al presente, nella quale il percorso non è stato fissato in una storia definitiva.

A Chiso la distanza temporale è invece molto maggiore e modifica il campo delle associazioni. La pittura viene osservata accanto a una storia della decorazione e della produzione tessile che attraversa secoli, mentre il paesaggio entra in rapporto con una cultura della superficie nella quale la natura è stata continuamente selezionata, stilizzata e ricomposta.

Non occorre stabilire una linea diretta fra i due linguaggi. Più produttivo è mantenere la distanza e osservare ciò che emerge dal loro accostamento. La tradizione, in questa prospettiva, non coincide con la ripetizione.

 


Efthalia Rentetzi

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