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Scoperta una chiesa di 1.400 anni nel deserto del Negev in Israele

  • 4 giorni fa
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La coperta di una chiesa di 1.400 anni nel deserto del Negev in Israele
La coperta di una chiesa di 1.400 anni nel deserto del Negev in Israele

Nel deserto del Negev, nel sud di Israele, una recente scoperta archeologica ha riportato alla luce una chiesa risalente a circa 1.400 anni fa, offrendo nuovi elementi per comprendere la complessità dei percorsi di pellegrinaggio e delle dinamiche insediative tra età bizantina e primo periodo islamico. Gli scavi, condotti da un’équipe di ricercatori della Ben-Gurion University of the Negev, si sono concentrati nell’area dell’antica Nessana, un sito già noto per precedenti ritrovamenti documentari e strutturali.

La chiesa individuata si distingue per la presenza di pavimentazioni musive di notevole qualità, caratterizzate da motivi geometrici, elementi fitomorfi e medaglioni decorativi realizzati con tessere policrome. Tali caratteristiche indicano un livello elevato di specializzazione artigianale e suggeriscono la disponibilità di risorse economiche significative, riconducibili a una comunità locale inserita in circuiti di scambio e mobilità più ampi. L’analisi stilistica e tecnica dei mosaici, unita al rinvenimento di un’iscrizione in lingua greca, consente di collocare la costruzione dell’edificio nei primi decenni del VII secolo d.C., in una fase di piena vitalità del sito.

Accanto alla chiesa sono emerse strutture riconducibili a un complesso di accoglienza, comprendente un ospizio e un impianto termale dotato di vasche rivestite in marmo. La presenza di tali edifici conferma la funzione di Nessana come punto di sosta organizzato lungo le rotte di pellegrinaggio dirette verso il Monte Sinai e il Monastero di Santa Caterina. In questo contesto, il sito non appare come un semplice insediamento periferico, bensì come un nodo infrastrutturale capace di sostenere flussi consistenti di viaggiatori, offrendo servizi logistici e religiosi.

Ulteriori elementi a sostegno di questa interpretazione provengono dal rinvenimento di graffiti e iscrizioni lasciati dai pellegrini, alcuni dei quali attestano provenienze geografiche lontane, tra cui regioni del Caucaso. Tali testimonianze indicano l’inserimento di Nessana in una rete di mobilità internazionale, nella quale il deserto del Negev svolgeva un ruolo di cerniera tra la Terra Santa e la penisola del Sinai.

Di particolare rilievo è anche il collegamento con i cosiddetti papiri di Nessana, una raccolta documentaria scoperta nel XX secolo nello stesso sito. L’integrazione tra dati archeologici e fonti scritte permette una ricostruzione più articolata delle pratiche quotidiane, delle attività economiche e delle strutture amministrative della comunità locale. In questo senso, la nuova campagna di scavo contribuisce a colmare lacune interpretative e a ridefinire il profilo storico dell’insediamento.

Il declino di Nessana sembra collocarsi in una fase successiva alla conquista islamica della regione nel VII secolo. Sebbene il sito continui a essere frequentato per un certo periodo, la progressiva riduzione dei flussi di pellegrinaggio e le trasformazioni politico-economiche dell’area ne determinarono una lenta contrazione, fino all’abbandono definitivo, probabilmente nel corso del IX secolo.

La scoperta della chiesa e delle strutture annesse rappresenta dunque un contributo significativo allo studio dei paesaggi religiosi e delle reti di mobilità nel Vicino Oriente tardoantico, evidenziando come anche contesti apparentemente marginali potessero assumere un ruolo centrale nei sistemi di circolazione culturale e devozionale del tempo.


Redazione


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