Threads of Life di Chiharu Shiota alla Hayward Gallery di Londra
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La mostra Threads of Life di Chiharu Shiota aperta recentemente e visitabile fino al 3 maggio 2026 trasforma la Hayward Gallery e gli spazi del Southbank Centre di Londra in un ambiente in cui tempo, memoria e relazioni invisibili si intrecciano con la percezione sensoriale e l’esperienza emotiva dello spettatore. L’esposizione raccoglie un insieme di opere che, pur differenziandosi per forma e linguaggio, dialogano tra loro in un percorso unitario e coerente in cui ogni elemento contribuisce a restituire la complessità dell’esistenza, la fragilità delle relazioni e la vitalità della memoria come processo vivo e mutevole.
Il percorso si apre con un video introduttivo in cui una figura femminile emerge sospesa e avvolta in una rete intricata di fili che richiamano vene pulsanti. Il corpo, sospeso tra immobilità e movimento, sembra respirare insieme a chi osserva, trasmettendo immediatamente un senso di vulnerabilità e delicatezza. I fili che lo avvolgono diventano linguaggio e memoria, evocando connessioni invisibili tra persone, luoghi e tempi diversi. La sequenza video prepara lo spettatore a vivere uno spazio che non si limita a essere osservato, ma che richiede di essere attraversato e sentito, dove ogni gesto diventa parte di una narrazione più ampia.
Dal video il visitatore scivola nella sala dei fili rossi, uno spazio in cui vestiti, oggetti e strutture sospese emergono da un intreccio pulsante e tridimensionale. Il rosso evoca sangue, vita e ferita e costruisce una rete di significati che lega l’individuo agli altri e al tempo. Camminare tra i fili significa immergersi nelle storie e nelle memorie racchiuse in ciascun nodo, sentirsi parte di un tessuto emotivo in cui corpo, spazio e tempo coincidono, trasformando la percezione in esperienza condivisa.
Segue la sala dei fili neri, in cui i fili scendono fitti come pioggia silenziosa tra letti metallici. L’atmosfera si fa sospesa, intima e contemplativa. I letti evocano il sonno, l’attesa e la soglia tra vita e oblio, mentre i fili trattengono ciò che rischia di dissolversi trasformando l’assenza in presenza percepibile. In questo ambiente la percezione sensoriale diventa riflessione sulla fragilità del corpo e sull’inesorabile scorrere del tempo, creando uno spazio dove ogni elemento è parte di un organismo emotivo complesso.
Un abito sospeso tra fili bianchi introduce un momento di leggerezza eterea e al contempo di memoria e identità. La figura del vestito privo di corpo suggerisce che l’essere e l’identità si definiscono attraverso le relazioni e l’interazione con gli altri. I fili lo attraversano sostenendolo senza imprigionarlo e suggeriscono la continuità tra vita, esperienza e memoria. Questa immagine richiama la dimensione autobiografica dell’artista, segnata dal confronto con culture differenti e dall’esperienza della migrazione, mostrando come l’identità si costruisca nell’intreccio tra esperienza personale e contesto culturale.
Accanto alle installazioni principali, un ciclo di disegni realizzati con pastelli, inchiostro e filo accompagna il visitatore in uno spazio più intimo, traducendo le esperienze di sradicamento e reinvenzione di sé in linee e colori delicati. I disegni dialogano con i grandi intrecci tridimensionali e restituiscono l’identità come processo fluido e mutevole, rafforzando la coesione dell’insieme delle opere e creando continuità tra percezione visiva e esperienza emotiva.
La riattivazione dell’opera During Sleep porta lo spettatore in una dimensione di intensità emotiva straordinaria. Il corpo disteso in stato di vulnerabilità estrema, legato ai fili, rinnova il dialogo tra sonno, memoria e abbandono. I performer intervengono in momenti specifici, trasformando l’installazione in esperienza viva e tangibile, in cui l’emozione dello spazio diventa percezione fisica. Gli oggetti e le lettere raccolti dai visitatori vengono intrecciati nei fili rossi, generando un archivio condiviso di emozioni e legami, in cui ciascuno contribuisce attivamente alla costruzione della trama narrativa complessiva.
L’interattività costituisce un elemento fondamentale della mostra, trasformando lo spettatore da osservatore passivo in partecipante consapevole. Ogni gesto, ogni passo, ogni respiro all’interno delle sale contribuisce a tessere la rete invisibile che unisce presente e memoria, esperienza individuale e collettiva, percezione emotiva e riflessione intellettuale.
Threads of Life si configura nel suo insieme come un organismo complesso e coerente in cui rosso, nero e bianco non sono semplici colori ma polarità emotive e concettuali attraverso cui Shiota esplora la condizione umana. L’esperienza immersiva rende tangibile la rete dei legami invisibili, permettendo allo spettatore di riconoscersi parte di un continuum più ampio, in cui fragilità e forza coesistono, intrecciando la memoria personale con quella condivisa.
Ilektra Zanella

























