Chiharu Shiota. Trame Sospese tra Memoria e Invisibile
- 19 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 10 nov 2025

Attraversare lo spazio di Chiharu Shiota significa entrare in un territorio sospeso tra percezione e memoria, tra conscio e subconscio, dove il visibile non esaurisce la realtà e il silenzio diventa materia viva. La sua arte non si limita a esporre, ma costruisce ambienti in cui il tempo rallenta, lo sguardo diventa ascolto e la presenza dello spettatore si fonde con le tracce invisibili del passato. È in questo contesto che, dal 22 ottobre 2024 al 28 giugno 2026, negli spazi del MAO di Torino, si svolge la mostra “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, a cura di cura di Mami Kataoka. Si tratta di un percorso immersivo, onirico e contemplativo che attraversa installazioni, disegni, video e documenti, che rivela la densità emotiva e concettuale di una delle voci più sofisticate dell’arte contemporanea.
I fili tesi nello spazio — rossi, neri o bianchi — non sono meri elementi plastici: diventano linee di energia che connettono corpo, memoria e pensiero, costruendo una geografia emotiva in cui la materia si fa estensione del subconscio. Ogni oggetto sospeso — abiti, chiavi, valigie, sedie, barche — appare come residuo di un’esperienza affettiva, frammento di vita sospeso tra presenza e assenza. La loro funzione non è narrativa, ma evocativa: suggeriscono senza spiegare, invitando a muoversi dentro la propria memoria e a confrontarsi con quella collettiva.
Il percorso espositivo si configura come un dispositivo percettivo: uno spazio in cui il corpo del visitatore si fa parte integrante della costruzione sensibile. Ogni passo, ogni gesto, ogni sguardo contribuisce a una risonanza emotiva che dissolve la distinzione tra interno ed esterno. Shiota trasforma così il museo in un luogo di meditazione incarnata, dove la contemplazione diventa strumento di conoscenza e l’esperienza estetica si trasforma in esperienza ontologica.
Il lavoro dell’artista giapponese si situa sul confine tra conscio e subconscio, tra ciò che può essere nominato e ciò che rimane latente. I fili e gli oggetti sospesi costituiscono una metafora del tessuto psichico invisibile che lega le singole vite a un orizzonte collettivo di memorie e affetti. La mostra non si limita a presentare opere, ma costruisce un’esperienza che richiede lentezza, attenzione e partecipazione: uno spazio in cui il sogno e la realtà, la memoria personale e quella condivisa, coesistono e dialogano.
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