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"Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma" alla Villa Medici

  • 1 giorno fa
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Giulietta Masina a Parigi, Agnès Vardatif, Villa Medici, Roma
Agnès Varda, Giulietta Masina à la station de métro Rome, negativo 1956, Villa Medici, Roma

Dal 25 febbraio 2026, Villa Medici ospita la retrospettiva Agnès Varda. Qui e là tra Parigi e Roma, che mette in luce soprattutto la centralità della fotografia nella sua poetica, spesso trascurata a favore della carriera cinematografica. Prima di essere associata alla Nouvelle Vague e al cinema d’avanguardia, Varda è innanzitutto una fotografa e creatrice di immagini, capace di attraversare senza gerarchie i confini tra i diversi media. La fotografia non è una mera preparazione al cinema ma uno spazio di sperimentazione metodologica una pratica autonoma e intrinsecamente legata alla ricerca di una forma che inglobi la vita stessa. Il suo atelier in rue Daguerre a Parigi in quanto luogo domestico e produttivo diventa uno spazio emblematico in cui vita e opera si intrecciano continuamente. Quel cortile non è semplicemente un indirizzo geografico ma un simbolo il punto di incontro tra il privato e il pubblico tra il mondo intimo dell’autrice e l’ambiente sociale circostante.


La mostra sottolinea questo aspetto centrale della sua poetica riportando la figura dell’artista in un contesto in cui ogni scatto e ogni fotogramma sono gesti consapevoli impregnati di un’affettività analitica. Parigi non è solo un luogo fisico ma un corpo urbano che Varda percorre esplorando mercati botteghe e volti sconosciuti con una curiosità mai distaccata o puramente documentaristica. Ogni immagine non solo racconta una realtà ma ne è l’interpretazione il frutto di una relazione intima tra l’artista e il mondo osservato. In Varda l’etica dello sguardo si radica in una prossimità che accoglie e restituisce l’altro dando vita a un’empatia visiva che impregna le immagini di umanità.

Questa visione si estende al capitolo italiano dove Varda tra Venezia e Roma alla fine degli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta incontra un panorama artistico e cinematografico in fermento. Le sue fotografie non cedono alla tentazione della cartolina né all’esotismo nemmeno quando ritraggono figure di spicco del cinema europeo o si aggirano nei set. Le immagini diventano atti di auto-scrittura nella storia dell’arte e del cinema una tela rinascimentale o una scena dietro le quinte sono palcoscenici in cui l’artista è protagonista discreta di una ricerca storica e artistica intrecciata con la propria biografia.

Nel quadro delle celebrazioni per i settant’anni del gemellaggio tra Parigi e Roma il progetto espositivo acquisisce un significato che va oltre la dimensione commemorativa. Le due città diventano simboli di una tradizione culturale che ha fatto della circolazione delle idee e del confronto intellettuale la propria ricchezza. Villa Medici con la sua lunga storia di residenza e scambio si conferma come luogo in cui le immagini non vengono solo presentate ma pensate decostruite e rielaborate.

Alla fine del percorso ciò che rimane è la domanda su come guardiamo le immagini oggi in un mondo saturo di stimoli visivi. Varda ci ricorda che vedere è un atto responsabile che implica una scelta consapevole della distanza e la consapevolezza che ogni rappresentazione contiene un’idea del mondo. In questa visione tanto rigorosa quanto umana il lavoro di Agnès Varda continua a parlarci con una forza che resta urgente.


Michele Zanella

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