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La luce del Nord, nei disegni scandinavi e olandesi al Musée d'Orsay

  • 19 ore fa
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Carl Johan Forsberg, Pax, 1905, 1867–1938 ,  Acquerello, guazzo e gomma arabica su carta montata su pannello, Musée d'Orsay
Carl Johan Forsberg, Pax, 1905, 1867–1938 , Acquerello, guazzo e gomma arabica su carta montata su pannello, Musée d'Orsay

Nel quadro delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario del Musée d’Orsay, Lumière du Nord si impone come un intervento curatoriale di notevole finezza teorica. L’esposizione, dedicata ai disegni scandinavi e olandesi del XIX secolo conservati nelle collezioni del museo, si sviluppa in una dimensione volutamente raccolta, quasi meditativa. Non ambisce alla spettacolarità, ma alla concentrazione dello sguardo. In questo spazio misurato, la carta diventa luogo di intensità silenziosa, superficie vulnerabile sulla quale la luce si manifesta come esperienza interiore prima ancora che fenomeno ottico.

Il progetto rende visibile un segmento delle raccolte a lungo rimasto in ombra rispetto alla centralità dell’impressionismo e del simbolismo francese. Tale scelta non costituisce soltanto un recupero conservativo, ma un gesto storiografico consapevole. Riportare in primo piano il disegno nord europeo significa riconoscere che la modernità non si è formata esclusivamente nei grandi centri culturali dell’Europa occidentale, ma anche in quelle latitudini dove la luce si declina in forme più oblique e introverse.

Il percorso si articola attorno ai paesaggi simbolisti, spesso attraversati da crepuscoli o distese innevate, che esplorano la gamma dei grigi e delle velature con una sensibilità quasi musicale. La riserva del foglio non è semplice spazio vuoto, ma pausa, respiro, attesa. Accanto a essi, le scene domestiche restituiscono interni pervasi da una luminosità filtrata, in cui la vita quotidiana si carica di una discreta solennità. In entrambi i casi la luce non descrive soltanto, ma costruisce la forma e orienta l’emozione.

Le opere di Carl Larsson e Peder Krøyer, insieme ai fogli di Anders Zorn, mostrano come l’intimità nordica possa tradursi in una ricerca sofisticata sulla percezione. Nei loro interni e nelle scene costiere, la luce naturale modella figure e oggetti con una sobrietà che evita ogni enfasi. L’acquerello e il disegno diventano strumenti di indagine sottile, capaci di rendere il tremolio dell’acqua o la quiete di una stanza senza ricorrere a effetti teatrali.

Particolarmente significativa è la presenza di artisti meno consolidati nel canone, come Carl Johan Forsberg e Philippe Smit. In opere quali Pax o il notturno dedicato a Maartensdijk, la luce assume un carattere quasi metafisico. Non illumina semplicemente la scena, ma la sospende in una dimensione di raccoglimento. Il paesaggio si trasforma in stato d’animo, la notte diventa spazio vibrante. Si avverte una tensione simbolista che non indulge nel decorativo, ma si concentra sull’esperienza interiore del vedere.

Il valore dell’esposizione risiede anche nella sua capacità di ripensare il ruolo del museo come agente attivo nella costruzione della memoria artistica. Attraverso acquisizioni recenti e riallestimenti mirati, la collezione si configura come organismo dinamico. Il Cabinet d’arts graphiques diventa così laboratorio di narrazioni alternative, luogo in cui opere fragili, raramente esposte, possono dialogare tra loro e generare nuove prospettive.

In questa cornice, la luce del Nord emerge non come semplice dato geografico, ma come forma della coscienza visiva moderna. Essa suggerisce lentezza, attenzione, ascolto. Invita lo spettatore a un confronto intimo con l’immagine, a un tempo di contemplazione che contrasta con la frenesia dell’esperienza contemporanea. Lumière du Nord offre dunque non soltanto una rassegna di disegni, ma un esercizio dello sguardo, una meditazione silenziosa sulla possibilità stessa di vedere.


Anne Marie Bernard

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