"Le Alchemiste" di Anselm Kiefer a Milano tra memoria e materia
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L’esposizione "Le Alchimiste" di Anselm Kiefer, curata da Gabriella Belli, trasforma la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale in un luogo di esperienza e meditazione estetica. Dal 7 febbraio al 27 settembre 2026, le opere non si limitano a essere semplicemente esposte, ma si configurano come strumenti di memoria viva e conoscenza incarnata, invitando lo spettatore a un confronto diretto con la materia, il tempo e la storia. Promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e il sostegno dei Main Sponsor Unipol e Banca Ifis, l’esposizione rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
Visitare la Sala delle Cariatidi significa accedere a uno spazio in cui la storia non si dispiega come narrazione lineare, ma come stratificazione di ferite e testimonianze. Le cariatidi mutilate, residui fisici dei bombardamenti del Novecento, non si limitano a ornare l’architettura ma instaurano un dialogo con l’arte di Kiefer, diventando interlocutrici di una memoria vissuta che si fonde con la percezione contemporanea. L’architettura stessa modula lo sguardo dello spettatore, obbligandolo a confrontarsi con la corporeità del passato e con la densità del presente creativo.

All’interno di questo contesto, le figure femminili, vere protagoniste della mostra, emergono con una forza materica straordinaria. Sophie Brahe prende vita attraverso terre, ceneri e pigmenti metallici, tratti femminili sospesi tra fragilità e monumentalità. La tecnica di Kiefer, che privilegia colature, graffi e stratificazioni di materiali eterogenei, non è un accidente estetico, ma documenta un processo alchemico invisibile trasmettendo il fluire del tempo attraverso l’oggetto stesso. La figura non è un ritratto statico, ma un’entità vivente che invita a essere esperita con il corpo e con la sensibilità, anticipando il dialogo con altre figure storiche come Caterina Sforza, che con pennellate ampie e quasi scultoree, macchie di cenere e segni energici evoca una resistenza capace di attraversare epoche e ruoli sociali. La tela diventa specchio della memoria, il segno pittorico non narra, ma suggerisce indizi incompiuti che richiedono una lettura attiva. Isabella Cortese aggiunge un ulteriore livello di complessità al percorso, con pigmenti e motivi vegetali che spaziano dal nero profondo al giallo ocra. Qui la tecnica pittorica di Kiefer trasforma il gesto in paradigma di conoscenza femminile, storicamente marginalizzata e restituita alla visibilità attraverso la densità della materia. Analogie emergono in opere come Maria la Giocatrice e Hildegard von Bingen, dove pigmenti, ossidi, paglia e piombo creano superfici vibranti e dinamiche capaci di trasmettere sapere attraverso l’esperienza corporea. La pittura non narra, produce esperienza, conoscenza incarnata e processo alchemico.
Il principio fondante della mostra è la continua interazione tra opere e spettatore. La conoscenza nelle "Alchimiste" non consiste nell’accumulo di informazioni, ma nell’esperienza del corpo, della materia e del tempo. Ogni tela si configura come dispositivo di pensiero, invitando lo spettatore a confrontarsi con la complessità storica, la fragilità della memoria e le possibilità di trasformazione continua offerte dalla pittura. La disposizione dei teleri, calibrata rispetto alle cariatidi e alla luce della sala, genera percorsi fisici e cognitivi, così che chi osserva cammina, rallenta, si avvicina, percepisce dettagli materici e sente il peso della memoria. Questa interazione produce una conoscenza viva, fondata sull’esperienza diretta e sulla riflessione critica, lontana da concetti prefissati.
In sintesi, "Le Alchimiste" non celebrano soltanto la tecnica né ripercorrono la storia in modo lineare, ma costituiscono un laboratorio di esperienza critica. Invitano a pensare con il corpo e con la materia, a confrontarsi con la complessità della memoria e a attraversare la storia insieme alle alchimiste. Ogni strato di materiale, ogni macchia di cenere, ogni colatura di piombo testimonia il tempo e la possibilità di mutamento. La memoria diventa stratificata, passato, presente e futuro coesistono nello stesso piano pittorico e chi attraversa le tele entra in contatto con un sapere che è trasformazione continua e possibilità di nuova percezione.
Efthalia Rentetzi








