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La Settima AIM Biennale al Bronx Museum

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  • 8 ore fa
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The Bronx Museum The Seventh AIM Biennial
The Bronx Museum The Seventh AIM Biennial

Nel panorama dell’arte contemporanea newyorkese, sempre più segnato dalla tensione tra mercato globale e pratiche radicate nel territorio, il Bronx Museum of the Arts si conferma uno spazio capace di intercettare linguaggi emergenti e urgenze concrete. La settima AIM Biennale – Forms of Connection, aperta dal 23 gennaio al 28 giugno 2026, si presenta non solo come mostra, ma come laboratorio di relazioni: tra artisti, opere e pubblico, e tra storie personali e vissuti collettivi. La mostra è a cura di Patrick Rowe, direttore dell’educazione e del coinvolgimento pubblico, e Nell Klugman, già direttore associato del dipartimento, che hanno guidato le iniziative educative del museo e l’AIM Fellowship, il programma di sviluppo professionale degli artisti emergenti del Bronx Museum.

Il tema della connessione attraversa gran parte delle principali rassegne internazionali degli ultimi anni, dalle pratiche collettive all’attenzione per archivi personali, memorie diasporiche e narrazioni marginali. Al Bronx Museum, però, questa riflessione assume una forma concreta, intrecciando esperienze quotidiane, materiali autobiografici e contesti comunitari. Gli artisti in mostra partono spesso da storie familiari, luoghi d’origine, esperienze di migrazione o trasformazioni urbane, trasformandole in strumenti capaci di parlare a un pubblico più ampio. L’autobiografia si fa così politica: non per affermare un’identità fissa, ma per restituirne la complessità e le sfumature, aprendo spazi di riflessione condivisi.

La curatela della biennale evita percorsi didascalici: pittura, installazione, video e tessile convivono in uno spazio che invita risonanze inattese e tensioni creative, organizzate non per categorie formali, ma secondo affinità emotive e concettuali. Il significato si costruisce attraverso lo sguardo del visitatore e il dialogo tra le opere, secondo un approccio sempre più diffuso ne

do dell’arte contemporanea, dove la molteplicità di linguaggi diventa parte integrante dell’esperienza. Al Bronx Museum questa sensibilità mantiene una forte dimensione etica: le opere non cercano lo shock o la spettacolarità, ma la relazione. L’esperienza individuale diventa veicolo per esplorare questioni collettive, mostrando come la vita privata possa offrire chiavi di lettura del presente.

La mostra si distingue anche per il modo in cui coinvolge il pubblico. L’ingresso gratuito, gli eventi, gli incontri e i laboratori non sono accessori, ma parte integrante del progetto curatoriale. Il museo diventa uno spazio di attraversamento in cui artisti, visitatori e comunità condividono tempo e esperienza dell’arte. In un momento in cui le istituzioni culturali sono chiamate a ripensare il proprio ruolo sociale, il Bronx Museum propone un modello che mette al centro l’accessibilità senza rinunciare alla qualità curatoriale, mostrando l’arte come bene comune e strumento di costruzione di legami duraturi.

Gli artisti della biennale esplorano tensioni tra connessione e disconnessione, dialogando con la memoria ancestrale, il patrimonio culturale e le strutture sociali, e indagando la complessità dell’identità individuale in relazione agli altri. Tra i partecipanti figurano Skip Brea, Hedwig Brouckaert, Jordan Cruz, Ricki Dwyer, Bryan Fernandez, Diana Guerra, DeepPond Kim, Juyon Lee, Delvin Lugo, Jodie Lyn-Kee-Chow, Lauren McAvoy, Laurel Richardson, Asia Stewart e Motohiro Takeda, insieme ai 2025 AIM Fellows: Katie Chin, Noga Cohen, Jill Cohen-Nuñez, Rocío Delaloye, Nazli Efe, Erick Alejandro Hernandez, Leekyung Kang, Kiarita, Sangmin Lee, Massiel Mafes, Piero Penizzotto, Jennifer Teresa Villanueva, Cyle Warner e V Yeh.

Jennifer Teresa Villanueva documenta attraverso cianotipi il deterioramento della proprietà di sua nonna in Messico, riflettendo sul tempo e sulle trasformazioni materiali della casa. Delvin Lugo onora spazi di comunità scelta con un’installazione di tavoli che raffigura momenti di famiglia e appartenenza ritrovata. Katie Chin fa riferimento a scioperi storici e atti di sabotaggio attraverso la scultura, invitando a riflettere sull’agenzia collettiva all’interno di strutture economiche ereditate. Asia Stewart esplora la storia dell’impero in un video in cui si ritrae mentre tritura una bandiera statunitense. Bryan Fernandez porta nelle gallerie la rappresentazione di una stazione degli autobus altamente sorvegliata di Washington Heights, mentre Piero Penizzotto evidenzia la complessità dei legami comunitari con figure in cartapesta a grandezza naturale dei suoi studenti e colleghi. DeepPond Kim propone un busto di terracotta velato da geometrie, evocando esperienze diasporiche e la negoziazione dell’ibridità attraverso il grottesco.

La Seventh AIM Biennial – Forms of Connection non è dunque solo una mostra, ma un osservatorio sul presente dell’arte contemporanea: storie intrecciate, identità fluide e pratiche che cercano nuovi modi di stare insieme. In questo senso, il Bronx Museum non si limita a esporre opere, ma suggerisce una visione dell’arte come spazio di ascolto, accoglienza e generazione di relazioni significative, dimostrando come estetica, etica e partecipazione possano coesistere in un progetto culturale coerente e inclusivo.



Daniel Wilson

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