Concetto Pozzati a Casa Morandi a Bologna. Un dialogo tra arte e memoria
- 30 gen
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Alla Casa Morandi di Bologna è visitabile fino al 15 marzo 2026 la mostra “Concetto Pozzati. Da e per Morandi”, curata da Maura Pozzati, un’esposizione raccolta ma densa, capace di restituire tutta la complessità di un dialogo artistico durato oltre quarant’anni. Lontana da qualsiasi intento celebrativo, la mostra lavora per stratificazioni, mettendo in relazione opere, pensiero critico e spazio, e interrogando il senso stesso della pittura come pratica e come responsabilità.
Il luogo è parte essenziale del racconto. Casa Morandi non è soltanto una sede espositiva, ma un ambiente profondamente segnato dalla presenza dell’artista che vi ha vissuto e lavorato per oltre trent’anni. I mobili, gli oggetti, le stanze strette e silenziose costruiscono un tempo sospeso, in cui l’opera di Concetto Pozzati si inserisce con misura, senza mai sovrapporsi, ma generando continui slittamenti di senso. In questo contesto, il confronto con Morandi non è mai pacificato, ma rimane aperto, talvolta persino spigoloso.
Pozzati ha sempre riconosciuto la statura assoluta di Giorgio Morandi come pittore, pur dichiarando una distanza personale e umana dal maestro bolognese. È proprio da questa tensione che nasce il titolo della mostra, “da e per”, espressione che indica un movimento doppio, un andare e tornare continuo tra due posizioni diverse ma inevitabilmente connesse. Il passato, in questa prospettiva, non è un territorio intoccabile, ma una materia viva da attraversare, utilizzare, rimettere in circolo attraverso il fare pittorico.
Le opere in mostra attraversano momenti cruciali della ricerca di Pozzati, restituendone la complessità e la coerenza interna. Dai lavori degli anni Sessanta, in cui la pittura si distacca progressivamente dall’informale per aprirsi a una maggiore oggettualità, fino ai cicli degli anni Settanta, nei quali immagini morandiane vengono ingrandite, sovrapposte e contaminate da scritte, fotografie e inserti materici. In questi lavori, la citazione non ha mai funzione nostalgica, ma diventa uno strumento critico, un’azione consapevole che mette in discussione l’idea stessa di originalità.
Particolarmente significativi sono i lavori in cui Pozzati introduce elementi eterogenei, creando superfici complesse e stratificate, in cui pittura, scrittura e oggetto convivono in un equilibrio instabile. È qui che emerge con forza uno dei nuclei centrali del suo pensiero: l’arte come interrogazione, come esercizio dello sguardo, come pratica responsabile. Anche quando il linguaggio si fa ironico o spregiudicato, non c’è mai compiacimento, ma una costante attenzione al senso del dipingere e al ruolo dell’artista nel rapporto con la storia.
Il percorso espositivo si chiude con le carte della serie A casa mia, realizzate tra il 2007 e il 2008. Si tratta di opere intime e trattenute, in cui gli oggetti domestici assumono un valore affettivo, quasi meditativo. Bottiglie, utensili, presenze quotidiane diventano immagini cariche di memoria, in un dialogo silenzioso che sembra avvicinare, sul piano più profondo, l’esperienza di Pozzati a quella di Morandi. In queste opere finali, il confronto si attenua e lascia spazio a una comune fedeltà alle cose e alla loro persistente semplicità.
Visitare questa mostra significa anche guardare Casa Morandi con occhi diversi, cogliendo le risonanze tra le opere esposte e l’ambiente che le accoglie. Il dialogo tra passato e presente si costruisce per prossimità e per distanza, senza forzature, restituendo un’idea di pittura come processo aperto e mai definitivamente concluso. L’esposizione non cerca l’immediatezza né l’effetto, ma invita a un’esperienza di visione lenta e riflessiva, lasciando emergere, nel tempo, la profondità di un confronto artistico ancora oggi sorprendentemente attuale.
Efthalia Rentetzi














