Dalí a Roma. Una mostra che racconta il genio oltre i capolavori
- 14 nov 2025
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Sta riscuotendo notevole attenzione a Roma la mostra “Dalí. Rivoluzione e Tradizione”, ospitata fino al 1° febbraio a Roma, al Palazzo Cipolla che propone una lettura sofisticata e inedita di Dalí, non solo come surrealista provocatore ma come artista profondamente radicato nella tradizione pittorica, capace di un dialogo costante con i maestri del passato.
Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni principali, ciascuna dedicata a un grande artista che ha fortemente influenzato Dalí: Pablo Picasso, Velázquez, Vermeer e Raffaello. Non si tratta di una semplice successione cronologica, ma di un confronto tematico e concettuale, che mostra come Dalí abbia assimilato, reinterpretato e, in certi momenti, superato questi modelli.
La prima sezione esplora il rapporto con Picasso, figura per Dalí ambivalente ma decisiva. Nelle opere giovanili esposte si possono cogliere rimandi al cubismo: forme geometriche, scomposizione e una gamma cromatica ridotta, ma anche una tensione nuova, che diventa fondamento della sua futura rivoluzione artistica. Documenti storici e schizzi accompagnano questo dialogo di stima e competizione.
Nella stanza dedicata a Velázquez, la mostra mette in risalto l’ammirazione di Dalí per Las Meninas, ma non come semplice citazione: l’artista spagnolo sperimenta tecniche moderne, come la stereoscopia, per dare nuova vita a composizioni classiche, restituendo tridimensionalità e profondità con un tocco visionario.
Un momento centrale è quello dedicato a Vermeer, in particolare al dipinto La Merlettaia. Qui Dalí rivela una vera ossessione, che va oltre la copia: la mostra illustra come abbia trasformato la quiete domestica del maestro di Delft in un enigma geometrico, dove luci, ombre e minuzia tecnica si sposano con un senso misticamente matematico.
Infine, nella sezione su Raffaello, si evidenzia l’idea daliniana di “diventare classico”: nell’esposizione è presente il suo Autoritratto con il collo di Raffaello, che dialoga idealmente con l’immagine del maestro urbinate. L’influenza rinascimentale non è nostalgica ma profondamente intellettuale: Dalí non rinnega la tradizione, la reinventa usando le conoscenze moderne, dalla fisica alla geometria, per dipingere secondo la sua visione del presente.
Oltre alle opere pittoriche e ai disegni, la mostra integra materiali fotografici e audiovisivi che permettono di comprendere il rigore teorico di Dalí: il suo studio, i suoi scritti, le sue riflessioni su proporzione, anatomia e colore sono presentati per mostrare non solo il visionario ma anche lo studioso, il tecnico.
Il progetto è promosso dalla Fondazione Roma in collaborazione con la Fundació Gala‑Salvador Dalí, con il sostegno organizzativo di MondoMostre e il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna. Sotto la direzione scientifica di Montse Aguer e la curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni, la mostra si inserisce in una visione culturale che unisce eccellenza curatoriale, ricerca storica e un dialogo con il pubblico romano.
“Dalí. Rivoluzione e Tradizione” non è solo una retrospettiva, ma un’esperienza intellettuale: avvicina il visitatore a un Dalí meno stereotipato, capace di provocare e rispettare al contempo, di guardare al futuro imparando dal passato.
Isabelle Rougeot














