Tre opere della collezione Cini restaurate con il sostegno di Save Venice
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A Palazzo Cini a Venezia tre opere della collezione hanno ritrovato nuova vita grazie a un restauro attento e delicato reso possibile con il supporto di Save Venice. Si tratta di una Madonna con il Bambino della seconda metà del Trecento, di un cassone nuziale fiorentino della stessa epoca e di un virginale veneziano della fine del XVI secolo. Tre opere diverse per forma e funzione, ma tutte capaci di raccontare, attraverso materiali e decorazioni, tecniche artistiche e tradizioni secolari. Il restauro ha beneficiato del contributo del Boston Chapter of Save Venice per il virginale e di Christopher Todd Page per il cassone nuziale e la scultura, si è svolto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Venezia ed è stato condotto da Stefania Sartori.
La Madonna con il Bambino, attribuita a uno scultore abruzzese non identificato, è scolpita in un unico blocco di pioppo ed è entrata nella collezione Cini nel 1960. In passato ritenuta di ambito fiorentino, è stata recentemente ricondotta a un maestro attivo in Abruzzo grazie a confronti con il San Michele Arcangelo della collegiata di Città Sant’Angelo. Durante il restauro sono emersi dettagli originari nascosti dalle ridipinture, come il libro nelle mani della Vergine e l’uccellino sul grembo del Bambino. La superficie policroma, segnata da stratificazioni secolari, è stata consolidata con cura, mantenendo anche il manto rosso come testimonianza della storia materiale dell’opera. Fessurazioni e danni causati da insetti xilofagi sono stati stabilizzati, restituendo solidità e coerenza all’insieme.
Il cassone nuziale, attribuito a un artista fiorentino non identificato, è realizzato in pioppo con figure modellate in gesso su fondi alternati blu e rosso, rinforzato da bande di ferro appiattite. Lo stemma dei Del Riccio antico e il confronto con altri esemplari confermano l’origine fiorentina. Prima del restauro il legno era gravemente indebolito, le ridipinture offuscavano i dettagli e la superficie era coperta da depositi incoerenti. L’intervento ha restituito stabilità alla struttura e ha fatto emergere la qualità dei modellati e il ritmo delle scene dedicate all’amor cortese, eseguite con una tecnica affine alla pastiglia descritta da Cennino Cennini.
Il virginale veneziano, di autore ignoto, presenta decorazioni a tempera e dorature in stile orientaleggiante e tasti in osso ed ebano ornati con lettere dorate e arabeschi. Pur non essendo più suonabile, conserva corde e meccanismi originali che ne testimoniano la funzione musicale. Il restauro ha affrontato fessurazioni del supporto, tracce di infestazioni e alterazioni della superficie pittorica dovute a vernici ossidate e ridipinture, restituendo armonia e leggibilità alla decorazione grazie all’uso di materiali compatibili e reversibili.
Questi restauri mostrano che il recupero delle opere non è solo una pratica tecnica, ma un’occasione di scoperta. L’osservazione ravvicinata di materiali e superfici permette di cogliere le scelte artistiche e tecniche degli autori, restituendo alle opere una presenza più viva e consapevole all’interno della collezione.
Redazione









