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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma in mostra a Torino.

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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà sorretto da quattro angeli, 1500 circa. Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà sorretto da quattro angeli, 1500 circa. Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto

Nel panorama della cultura figurativa tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, la figura di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (1477–1549), , emerge come presenza complessa, difficile da rinchiudere in schemi lineari. La mostra al Museo di Arti Decorative Accorsi Ometto di Torino, dal 31 marzo al 6 settembre 2026, intitolata Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento, restituisce al pubblico la densità della sua produzione, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva dedicata all’artista, offrendo una rilettura critica della sua formazione e dei primi anni di attività. La rassegna, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, presenta oltre cinquanta opere provenienti da musei italiani e internazionali, collezioni private e istituzioni pubbliche, molte delle quali mai esposte o inedite.

Il percorso si apre con le prime prove giovanili, in cui si percepisce l’influenza di Giovanni Martino Spanzotti e dei fermenti rinascimentali piemontesi. Opere come il Cristo in pietà sorretto da quattro angeli (1500 circa, Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto) mostrano già la capacità di Bazzi di combinare rigore compositivo e delicatezza psicologica. In questi lavori giovanili, accanto a costruzioni talvolta rigide, emergono improvvise aperture nella resa degli affetti e nella naturalezza dei gesti, segno di un linguaggio in progressiva autonomia, sensibilmente influenzato da Leonardo da Vinci, il cui insegnamento si manifesta nella sfumatura dei moti interiori e nell’attenzione agli stati d’animo più sottili.

La sezione dedicata al Senese rivela un salto qualitativo: i cicli affrescati di Sant’Anna in Camprena (1503–1504) e del chiostro di Monte Oliveto Maggiore (1505–1508) mostrano una maggiore sicurezza compositiva e una fluidità nella linea, che non annulla però una tensione sottile tra misura e vibrazione emotiva. Volti apparentemente pacati tradiscono un’intensa concentrazione interiore, introducendo una dimensione espressiva più complessa. In queste opere il gioco tra equilibrio formale e irregolarità costitutiva conferisce una vitalità che caratterizza la produzione del periodo.

Il capitolo romano, sostenuto dalla committenza di Agostino Chigi, segna una fase cruciale per Bazzi. La decorazione della Villa Farnesina, con opere come il Matrimonio di Alessandro e Rossane, lo confronta con i grandi modelli del Rinascimento maturo e con la presenza di Raffaello Sanzio, la cui influenza stabilisce nuovi parametri di armonia e proporzione. L’artista affronta questo confronto con una autonomia espressiva evidente: in alcune composizioni si percepisce un leggero disequilibrio nelle proporzioni o nello spazio, che non è imperfezione, ma scelta stilistica, con l’intensità emotiva sempre prevalente sulla costruzione razionale. Si può notare inoltre che parte del lavoro del Sodoma nel contesto romano, come i decorativi grotteschi e le cornici centrali, sopravvive a interventi successivi di Raffaello, sottolineando la complessità del dialogo tra i due maestri.

La mostra torinese dà rilievo anche agli scambi culturali tra Piemonte e centro Italia. Opere di Macrino d’Alba, come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina e la predella con Cristo e gli apostoli proveniente da Castel Gandolfo, dialogano con i lavori del Sodoma, così come quelli di Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari e Gerolamo Giovenone, in particolare una delle versioni della Madonna d’Orléans attribuita a Raffaello, che permette di cogliere il clima di confronto e reinterpretazione dei modelli figurativi.

Tra le opere più significative esposte si segnalano il Compianto sul Cristo morto (1503 circa, Collezione privata), esempio della drammaticità e della cura psicologica dei volti; la Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino (1504–1505 circa, Siena, Pinacoteca Nazionale), con la composizione circolare e l’eleganza dei gesti; e la Morte di Lucrezia (1515 circa, Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda), in cui la perfezione tecnica convive con una tensione emotiva intensa, rivelando il carattere innovativo del pittore.

Il percorso mostra un Sodoma capace di muoversi tra tradizione e invenzione, di dialogare con artisti diversi e con committenze eterogenee senza perdere la propria voce personale. La rassegna torinese restituisce un artista meno isolato di quanto si sia a lungo creduto, ma non per questo meno originale: un interprete sensibile delle trasformazioni del suo tempo, che non cerca una perfezione astratta, ma si concentra sull’intensità emotiva e sull’eleganza delle forme, spesso instabile eppure sempre viva.

È in questa tensione tra armonia e irregolarità che si riconosce oggi la cifra più autentica del Sodoma, e il motivo per cui la sua opera continua a sorprendere e a stimolare l’attenzione critica, riposizionandolo tra i protagonisti più singolari del Rinascimento italiano.


Anne Marie Bernard

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