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Il dittico di Perugino a Palazzo Baldeschi rivela il periodo veneziano dell’artista

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  • 12 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
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L’acquisizione da Fondazione Perugia del dittico Cristo coronato di spine e Vergine Annunciata di Pietro Perugino (Pietro Vannucci), due tavole a olio su pannello ligneo di estrema sottigliezza (33 x 27 cm ciascuna, spessore 7 mm), protette da un rivestimento in cuoio marrone dorato, costituisce un evento di primo piano nella filologia peruginesca. Presentato l'11 dicembre 2024 alla Sala delle Colonne e Palazzo Baldeschi in corso Vannucci a Perugia, il dittico ha catalizzato un seminario che ha fuso con rigore storia critica, analisi stilistica e protocolli diagnostici, ancorandolo al soggiorno veneziano del Maestro (1494-1495).

Le relazioni di Alcide Casini (Presidente Fondazione Perugia), Francesco Federico Mancini, Antonio Natali, Gianluca Poldi (Università degli Studi di Udine) e Vittoria Garibaldi hanno tracciato l'intricato itinerario attributivo delle opere: da esposizioni internazionali (Campione d'Italia 2011; Parigi 2014; Perugia 2023) a transiti collezionistici tra privati inglesi e svizzeri, culminati nell'asta “Dorotheum” di Vienna (22 ottobre 2024). Il dibattito critico, tuttora fecondo, si alimenta di affinità con la cultura figurativa veneziana tardo quattrocentesca, segnatamente il ductus di Alvise Vivarini, che radicano le tavole nell'intervento peruginesco alla Sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale.

Le indagini diagnostiche della Fondazione, irraggiamento UV, riflettografia infrarossa, analisi stratigrafiche, disvelano una pittura a velature diafane, craquelure emblematica della tecnica oleosa su preparazione bianca, e una tavolozza di vermiglione, biacca, terre naturali, pigmenti cuprici e nero di carbonio. Il sinopia affiora in contorni incisivi con pentimenti discreti; restauri antico-moderni (ivi un tassello sulla tavola della Vergine), abrasioni, lacune e xilofagia stabilizzata ne attestano la vicenda materiale. Il cuoio dorato, mutuato da codici librari, evoca un altarolo devozionale portatile, garantendone l'integrità eccezionale.

Tale ingresso si colloca nel continuum collezionistico della Fondazione: dalla Madonna con Bambino e due cherubini (1987, fine XV secolo) al San Girolamo penitente (ca. 1520, 2017), ne rafforza la missione di salvaguardia del patrimonio umbro-peruginesco. A Palazzo Baldeschi, il dittico non solo impreziosisce l'apparato espositivo, ma emerge come casus paradigmatico per decifrare i flussi stilistici tra Umbria e Laguna, rischiarando la devozionalità matura di Pietro Vannucci e inaugurando prospettive ermeneutiche inedite.


Redazione

 

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