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Il "Ritratto di signora" di Gustav Klimt torna a Piacenza tra mistero e fascino senza tempo

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Gustav Klimt, Ritratto di signora, 1917, olio su tela, 60×55 cm, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi
Gustav Klimt, Ritratto di signora, 1917, olio su tela, 60×55 cm, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

Le sale della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza riaccolgono uno dei capolavori più amati e al tempo stesso più enigmatici della collezione, il Ritratto di signora (1916-1917) di Gustav Klimt, opera che ha attraversato decenni di mistero tra furto e ritrovamento, emozionando generazioni di spettatori con il suo fascino intatto. Oggi, 4 aprile 2026, la tela ritorna nella sua sede originaria, dopo essere stata ammirata fino al 22 marzo al My Art Museum di Seul nell’ambito della mostra The Miracle of Klimt and Other Treasures from Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, occasione che ha permesso di confrontarsi con la raffinata costruzione psicologica e formale del ritratto e con la profondità della visione della figura femminile. Il furto del 22 febbraio 1997 e il ritrovamento inatteso del 10 dicembre 2019, occultato in una botola lungo il muro esterno del museo, hanno conferito alla vicenda dell’opera un’aura leggendaria, trasformando il ritorno in un momento di intensa riflessione sul valore storico, emotivo e artistico della tela.

Il dipinto appartiene a una fase matura della produzione dell’artista, caratterizzata dall’interesse per la psicologia del soggetto e per la modulazione dello spazio pittorico come strumento di introspezione. La figura femminile emerge con una torsione delicata del busto e un’inclinazione della testa che interrompono la rigidità della frontalità, creando un movimento interno carico di tensione sottile e vibrante. La luce, modulata con estrema sensibilità, scolpisce i volumi senza artifici prospettici, mentre la carnagione, scandita da sfumature calde e fredde, guida lo sguardo lungo il corpo e il volto, instaurando un dialogo tra presenza fisica e densità psicologica. Lo sfondo neutro isola la figura, rendendola autonoma nello spazio e intensificando la sua presenza, mentre le tracce visibili della mano pittorica testimoniano la complessità del processo creativo, la paziente costruzione dell’immagine e la capacità di conferire profondità emotiva a ogni tratto.


Retro dell’opera: Gustav Klimt, Ritratto di signora, 1917, olio su tela, 60 × 55 cm, Galleria d’Arte Moderna Ricci Odd
Retro dell’opera: Gustav Klimt, Ritratto di signora, 1917, olio su tela, 60 × 55 cm, Galleria d’Arte Moderna Ricci Odd

Uno degli aspetti più intriganti della tela è la stratificazione dell’immagine. Radiografie hanno evidenziato un ritratto sottostante, probabilmente un tentativo precedente di rappresentare lo stesso soggetto, che crea un dialogo tra tempo, memoria e percezione. La figura si presenta così simultaneamente concreta e sfuggente, imponendo allo spettatore una lettura attenta e meditativa, in cui la percezione si costruisce attraverso l’interazione dei piani e delle intensità visive. La stratificazione conferisce al dipinto una vitalità interna, una tensione tra passato e presente che amplifica la complessità concettuale e la profondità estetica. Il volto della modella costituisce il centro emotivo e intellettuale dell’opera. Lo sguardo, leggermente distolto, interrompe il contatto diretto con chi osserva, creando uno spazio di partecipazione e riflessione, mentre la bocca socchiusa e la torsione delle spalle suggeriscono immobilità e al contempo dinamismo interiore. Le mani, accennate ma chiaramente percepibili, contribuiscono a un ritmo corporeo coerente con l’inclinazione della testa e la torsione del busto, integrandosi armoniosamente nello spazio pittorico e consolidando la figura come entità autonoma e complessa. Ogni dettaglio, dal volto alle mani, dal corpo allo sfondo, partecipa a una costruzione multilivello della soggettività, rivelando l’acuta sensibilità del maestro viennese nel ritrarre non solo la forma esteriore ma anche la profondità dell’interiorità. In questa fase tardiva, l’arte del pittore si concentra sulla costruzione della presenza come fenomeno autonomo, capace di esprimere densità emotiva e tensione interna senza ridursi a mera decorazione. Gli anni della Grande Guerra intensificano l’attenzione alla luce, al colore e al ritmo della pennellata come strumenti per articolare volumi, gerarchie e profondità, trasformando la figura in un nucleo di energia emotiva e visiva. La vicenda del furto e del ritrovamento aggiunge uno strato di storia che amplifica la percezione dell’opera come entità resistente, capace di mantenere la propria forza estetica e concettuale indipendentemente dal contesto.

Il ritorno del Ritratto di signora a Piacenza non rappresenta solo il recupero di un capolavoro, ma offre l’occasione di rileggere la ritrattistica tardiva come un’indagine profonda della soggettività, della memoria e della percezione. La tela non si limita a raffigurare un volto o un corpo, ma esplora la costruzione della presenza, il dialogo tra luce e ombra, tra gesto pittorico e intensità psicologica, confermando l’autore come interprete capace di trasformare il ritratto in un’esperienza visiva e intellettuale stratificata, duratura e coinvolgente, in cui lo spettatore diventa parte attiva di un percorso di introspezione e contemplazione.


Efthalia Rentetzi

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