html html
top of page

New York celebra "Krasner e Pollock: Past Continuous" al Metropolitan Museum

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min
Jackson Pollock, Autumn Rhythm: Number 30, 1950, in mostra al Metropolitan Museum di New York nell’ambito di Krasner and Pollock: Past Continuous. © 2026 Pollock-Krasner Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York.
Jackson Pollock, Autumn Rhythm: Number 30, 1950, in mostra al Metropolitan Museum di New York nell’ambito di Krasner and Pollock: Past Continuous. © 2026 Pollock-Krasner Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York.

Al Metropolitan Museum di New York, Krasner and Pollock: Past Continuous riunisce oltre 120 opere e rilegge il rapporto fra due protagonisti dell'arte americana del dopoguerra, restituendo alla pittura di Lee Krasner una dimensione autonoma e mettendo in discussione la leggenda che per decenni ha avvolto Jackson Pollock.

A New York, dove negli anni Quaranta l'arte americana cominciò a conquistare una centralità internazionale, Lee Krasner e Jackson Pollock si incontrarono nel 1941, si sposarono quattro anni dopo e si trasferirono a Springs, sulla costa orientale di Long Island. La loro storia privata sarebbe diventata una delle narrazioni più celebri dell'arte del Novecento, ma la mostra del Metropolitan Museum sceglie di partire da un dato più concreto: prima di essere una coppia, Krasner e Pollock erano due artisti impegnati in ricerche differenti.

Il titolo dell'esposizione proviene da Past Continuous, il collage realizzato da Krasner nel 1976 utilizzando anche frammenti di disegni risalenti agli anni Trenta e Quaranta. È un'opera particolarmente significativa per comprendere il suo metodo: Krasner torna su materiali lontani, li taglia, li ricompone e li inserisce in una nuova struttura. Il passato diventa così materiale di lavoro, qualcosa che può essere riaperto e trasformato.

La pittura di Pollock procede invece verso una fisicità sempre più radicale. In Autumn Rhythm: Number 30 e Lavender Mist, entrambe del 1950, il dripping trasforma la superficie in un campo continuo di linee, gocce e sovrapposizioni. La tela non ha un centro privilegiato e lo sguardo deve attraversarla interamente. La celebre fotografia di Hans Namuth, con Pollock intento a dipingere sul pavimento dello studio di Springs, ha contribuito a fissare nell'immaginario collettivo l'idea del gesto spontaneo; le opere mostrano però quanto quella libertà fosse sostenuta da un controllo preciso del ritmo, della densità e dell'equilibrio.

Krasner segue una strada meno immediatamente riconoscibile, e proprio per questo più difficile da ridurre a un'unica formula. Il collage diventa uno dei suoi strumenti principali, come dimostra Bald Eagle del 1955, dove pittura, carta e frammenti di immagini costruiscono una superficie stratificata. Il suo lavoro procede per trasformazioni successive: ciò che è stato dipinto può essere cancellato, ritagliato e utilizzato nuovamente. Questa disponibilità a modificare il proprio linguaggio accompagna l'artista anche dopo la morte di Pollock, nel 1956, quando Krasner continuerà a lavorare per quasi trent'anni attraversando una scena artistica ormai profondamente cambiata.

È proprio la carriera successiva a Pollock a rendere problematica la vecchia definizione di Krasner come figura legata soprattutto alla biografia del marito. La sua ricerca possiede una propria continuità e una propria inquietudine, evidente nella varietà delle opere e nella costante volontà di mettere in discussione le soluzioni precedenti. Nel suo caso, il collage non è soltanto una tecnica: è un modo di intervenire sulla memoria della pittura.

La mostra del Met, curata da David Breslin e Brinda Kumar, acquista forza quando mette queste due concezioni della superficie una accanto all'altra. Pollock lavora sulla traccia del gesto, Krasner sulla possibilità di trasformare l'immagine; il primo porta il movimento dentro la tela, la seconda lascia che la tela conservi e rielabori il proprio passato. Sono due risposte diverse alla stessa crisi della pittura tradizionale che attraversa l'America del dopoguerra.

La stampa americana ha letto l'esposizione anche come un'occasione per rivedere il canone dell'Abstract Expressionism, a lungo costruito intorno a figure maschili e a una narrazione fortemente dominata dalla leggenda di Pollock. Il valore dell'operazione, tuttavia, non sta nel sostituire un protagonista con un altro. Sta nel permettere finalmente che la relazione fra Krasner e Pollock venga osservata attraverso le opere, anziché attraverso la sola biografia.

È qui che il titolo acquista il suo peso. Past Continuous descrive una pittura che continua a modificarsi anche dopo essere stata realizzata e, insieme, una storia dell'arte che non smette di essere riscritta. Krasner e Pollock appartengono allo stesso momento storico, hanno condiviso una parte essenziale delle loro vite e hanno contribuito entrambi alla trasformazione della pittura americana; le loro opere, però, continuano a raccontare due idee profondamente diverse di cosa possa essere un quadro.

Il Metropolitan Museum riapre così una storia conosciuta e la restituisce alla sua complessità. Pollock esce dalla leggenda del gesto per tornare alla precisione delle sue superfici; Krasner esce dall'ombra della biografia coniugale per mostrare la continuità e l'inquietudine di una ricerca lunga quasi mezzo secolo. Fra i due rimane una distanza fertile, ed è precisamente dentro quella distanza che la mostra trova la propria ragione.


Daniel Wilson


contatti: interactiveartmagazine@gmail.com

​

Interactive Art Magazine & Interactive Art Project

Cannaregio 4225A,

30121 Venezia

​

© Interactive Art Project. Tutti i diritti riservati. Registrata presso l'Agenzia delle Entrate di Venezia.
Un progetto promosso e gestito da Interactive Art Project, Associazione Culturale - C.F. 94091760275
bottom of page