Si chiude oggi la mostra "Raising Ghosts | Part II" di Rachel Larkins
- 23 dic 2025
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Aggiornamento: 23 dic 2025

Alla The Scottish Gallery di Edimburgo, si chiude oggi “Raising Ghosts | Part II" di Rachel Larkins, un progetto espositivo che si colloca in una zona liminale tra oggetto, racconto e memoria, riaffermando una pratica artistica che trova nella dimensione intima e narrativa il proprio fulcro concettuale. La mostra, aperta dal 28 novembre al 23 dicembre 2025, non si presenta come una semplice raccolta di opere, ma come un ambiente mentale, un sistema di segni che invita lo spettatore a rallentare, a osservare da vicino, a interrogare ciò che permane ai margini del visibile. Il lavoro dell’artista britannica si fonda su una riflessione profonda sul concetto di “presenza assente”: i fantasmi evocati dal titolo non sono entità spettrali in senso letterale, bensì tracce, residui, memorie sedimentate che riaffiorano attraverso forme minute e materiali carichi di storia. Gioielli, disegni, piccoli assemblaggi e diorami diventano dispositivi narrativi, micro-architetture del ricordo in cui l’artigianalità non è mai decorazione, ma linguaggio. In questo senso, “Raising Ghosts | Part II” si inserisce in una tradizione che guarda tanto ai gioielli vittoriani del lutto quanto alle Wunderkammern, luoghi in cui l’oggetto era custode di significati simbolici, affettivi e talvolta rituali.
Larkins lavora consapevolmente sul confine tra arte applicata e arte concettuale, rifiutando una gerarchia tra i linguaggi. I suoi gioielli non sono pensati per essere semplicemente indossati, così come i suoi disegni non si esauriscono nella bidimensionalità della carta: ogni elemento è parte di un sistema più ampio, di una narrazione frammentaria che si costruisce per accumulo e per allusione. Il gesto dell’artista non è mai assertivo, ma suggerisce; non racconta storie compiute, ma apre spazi interpretativi in cui lo spettatore è chiamato a proiettare la propria esperienza.
In “Raising Ghosts | Part II” emerge con chiarezza un’attenzione quasi archeologica per il dettaglio. Le superfici, i materiali, le dimensioni ridotte obbligano a un rapporto di prossimità, instaurando una relazione intima e quasi confidenziale con l’opera. È in questa scala ridotta che Larkins trova la sua forza: il piccolo diventa il luogo in cui si concentra l’emotivo, il fragile si carica di densità simbolica, il marginale acquisisce centralità. La mostra non cerca lo stupore spettacolare, ma una forma di coinvolgimento silenzioso, che si manifesta nel tempo dell’osservazione.
Il tema del fantasma, inteso come ciò che ritorna senza mai essere pienamente presente, attraversa l’intero progetto. Le opere sembrano sospese tra passato e presente, tra realtà e immaginazione, come se fossero reliquie di storie mai del tutto raccontate. In questo senso, Larkins non “evoca” i fantasmi, ma li accompagna, li rende visibili senza imprigionarli in una forma definitiva. Il suo lavoro si muove in una dimensione poetica che rifiuta la nostalgia e preferisce interrogare il modo in cui la memoria si costruisce, si trasforma e persiste.
La chiusura di “Raising Ghosts | Part II” segna non tanto una conclusione quanto una soglia; le opere di Rachel Larkins continuano ad agire oltre lo spazio espositivo, lasciando allo spettatore la sensazione di aver attraversato un luogo mentale più che una mostra, un territorio fatto di tracce, echi e presenze sottili. In un contesto artistico spesso dominato dall’eccesso visivo e dalla rapidità del consumo, il lavoro dell’artista si distingue per la sua capacità di restituire valore al tempo, all’attenzione e alla narrazione come forme di resistenza poetica.
Ilektra Zanella








