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Perché Colomboscope 2026 è l’evento culturale dell’anno in Sud Asia

  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 2 min
Colo interdisciplinary arts festival
Colomboscope 2026

L’edizione 2026 di Colomboscope, festival interdisciplinare intitolato Rhythm Alliances, trasforma la capitale dello Sri Lanka in un vasto campo di ascolto attivo, riunendo oltre 50 artisti internazionali in un’esplorazione che supera la mera esposizione estetica. Dal 21 al 31 gennaio, la città cessa di essere un semplice sfondo urbano per farsi organismo pulsante, in cui suono, movimento e memoria collettiva operano come forze connettive tra geografie e storie distanti. Sotto la direzione artistica di Natasha Ginwala e la cura di Hajra Haider Karrar, il festival presenta 35 nuovi progetti commissionati, affermandosi come uno degli appuntamenti più radicali e multidisciplinari del sud-est asiatico.

Il fulcro di questa nona edizione risiede nel concetto di alleanza ritmica, intesa come pratica di resistenza e di cura. Attraverso una costellazione di spazi che comprende gallerie storiche come Barefoot e Radicle, accanto a luoghi dal forte valore architettonico come il Rio Complex e la Colpetty Town House, il festival invita il pubblico ad attraversare Colombo adottando una postura percettiva diversa. Non si tratta soltanto di osservare l’arte, ma di esperirla corporalmente: dalle performance intergenerazionali della Chitrasena Dance Company, custodi di tradizioni coreutiche millenarie, alle installazioni sonore di artisti come KMRU e Perera Elsewhere, capaci di tradurre i paesaggi dell’Oceano Indiano in frequenze elettroniche e memorie digitali.

Uno dei nodi centrali di questa edizione è la presenza dell’Arka Kinari, la piattaforma culturale galleggiante ormeggiata a Port City. Questo vascello non funge soltanto da palcoscenico per performance multimediali di forte impatto visivo, ma si configura come un autentico laboratorio di sopravvivenza. Attraverso workshop dedicati alla desalinizzazione dell’acqua e alla gestione solare dell’energia, l’Arka Kinari riflette sulle future ecologie e sull’urgenza di nuovi modi di abitare il pianeta di fronte alla crisi climatica. La dimensione ecologica prosegue nel progetto Weather Reports, in cui una collaborazione tra artisti locali e della diaspora britannica dà vita a una risposta corale e trilingue alle trasformazioni ambientali dell’isola.

La tensione verso l’archivio e la narrazione personale emerge con forza in lavori come quelli di Nina Mangalanayagam, che indaga l’identità attraverso il coro dei figli adottivi transnazionali, o nelle ricerche di Arulraj Ulaganathan sul lavoro nelle piantagioni di tè, dove la pianta si fa emblema di capitali estrattivi e dislocazioni forzate. Anche il cinema assume un ruolo centrale: la rassegna Rhythm Kino, ospitata al Liberty by Scope Cinemas, presenta film che documentano come musica e poesia abbiano agito da motore di rivoluzioni in Sudan, in Egitto e tra le minoranze uigure, ribadendo che la voce è la prima forma di libertà.

L’esperienza di Colomboscope 2026 culmina nell’ultimo giorno con una processione sonora cittadina, gesto simbolico volto a riappropriarsi dello spazio pubblico attraverso il ritmo collettivo. In un mondo segnato da confini sempre più rigidi, Rhythm Alliances propone invece una vera e propria geografia dell’ascolto, in cui rito, suono sperimentale e attivismo ambientale convergono in un unico battito. Un invito a riconoscere che, al di là delle differenze linguistiche o territoriali, esiste una risonanza comune che attraversa persone, luoghi e tempi, trasformando il festival in un momento di profonda e necessaria presenza condivisa.

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