"Io sono un architetto". La retrospettiva su Ettore Sottsass a Pistoia
- 4 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Dal 7 marzo al 26 luglio 2026, Palazzo Buontalenti a Pistoia apre le sue sale alla retrospettiva Io sono un architetto, un viaggio immersivo nell’universo creativo di Ettore Sottsass (1917‑2007), una delle figure più poliedriche e visionarie del design e dell’architettura italiana del Novecento. Curata da Enrico Morteo e promossa da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript, con il contributo di Electa e Fondamenta, la mostra raccoglie oltre 1.400 opere tra disegni, fotografie, progetti, oggetti di design e materiali documentari, offrendo una narrazione completa di trent’anni di sperimentazioni, dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Settanta. Il percorso espositivo restituisce il ritratto di un artista che non si lascia definire da una singola disciplina: pittura, fotografia, grafica, architettura e design si intrecciano in un’unica visione poetica e profondamente umana, in cui ogni gesto progettuale diventa occasione di riflessione sul rapporto tra individuo, spazio e cosmo. L’affermazione “Io sono un architetto” assume in questo contesto il senso di un impegno totale, dove progettare significa plasmare esperienze capaci di suscitare emozioni e stimolare la mente, superando la funzione meramente pratica dell’oggetto.
La mostra esplora le prime ricerche artistiche, in cui pittura e disegno sono strumenti per indagare luce, colore e movimento, gettando le fondamenta di un linguaggio capace di liberarsi dalle rigidità del razionalismo architettonico. La sperimentazione con tessuti, tappeti e superfici decorative rivela una sensibilità particolare per la materia come interlocutore attivo, capace di trasmettere significati e suggestioni profonde. Questa tensione poetica si manifesta con particolare forza nella collaborazione con la manifattura Bitossi di Montelupo Fiorentino, dove, sotto la guida di Aldo Londi, la ceramica si trasforma da semplice oggetto decorativo in volume simbolico e carico di colore, evocando riti, narrazioni e valori universali.
Accanto a queste esperienze, l’attività nel design industriale, soprattutto attraverso la collaborazione con Olivetti, rivela una capacità straordinaria di fondere funzionalità e bellezza con significato concettuale, trasformando macchine e strumenti tecnologici in oggetti poetici e sensoriali. La collaborazione con Poltronova, avviata nel 1956, conferma la vocazione a integrare arte, artigianato e design industriale in un dialogo coerente, in cui ironia, eleganza e utopia si fondono in arredi e oggetti che parlano alla vita quotidiana senza rinunciare a una dimensione poetica. Negli anni Sessanta, la ricerca raggiunge una profondità simbolica e meditativa, evidente nelle ceramiche della serie Offerta a Shiva e nei vasi Florero, strumenti capaci di stimolare riflessione, emozione e senso cosmico. Il ciclo fotografico Metafore, in rigoroso bianco e nero, sintetizza la poetica del periodo, riducendo il linguaggio visivo all’essenziale e prefigurando l’avventura del movimento Memphis, dove colore, geometria e ironia diventeranno strumenti universali di comunicazione creativa.
L’allestimento curato da Daniele Ledda (XyComm) traduce nello spazio la complessità del pensiero dell’artista, creando ambienti in cui opere, documenti e immagini dialogano tra loro come in un laboratorio in continua trasformazione, invitando il visitatore a entrare nella logica del processo creativo e a percepire l’arte come esperienza totale. Il programma culturale che accompagna la mostra, con laboratori, visite guidate, attività per famiglie, percorsi inclusivi e visite in lingua dei segni italiana, amplia ulteriormente la dimensione partecipativa e sociale della ricerca artistica, trasformando ogni visita in un’esperienza immersiva e condivisa.
La retrospettiva conferma l’unicità di Ettore Sottsass come interprete del Novecento, capace di attraversare discipline e linguaggi diversi senza mai perdere coerenza poetica e profondità concettuale. Il percorso espositivo consente di comprendere come il suo lavoro non si esaurisse nella realizzazione di oggetti o edifici, ma costituisse un vero e proprio laboratorio di esperienza umana, in cui forma, materia, colore e gesto si intrecciano con memoria, emozione e riflessione sul mondo. La mostra offre al pubblico l’opportunità di interrogarsi sul senso dell’esistenza e di riconoscere negli oggetti e nello spazio strumenti concreti e simbolici per vivere e comprendere la realtà nella sua complessità, celebrando la potenza visionaria di un artista che ha saputo trasformare ogni progetto in un atto di poesia applicata alla vita quotidiana.
Redazione





