"Spiral Economy". Charrière dialoga con Canova nelle Sale Canoviane del Museo Correr
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Dal 30 aprile al 22 novembre 2026 le Sale Canoviane del Museo Correr a Venezia ospitano Spiral Economy Charrière and Canova, seconda edizione dei Dialoghi Canoviani, a cura di Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, con la collaborazione di Claudia Cargnel e il sostegno di Kulturstiftung Basel H Geiger, Pro Helvetia, Schmidt Ocean Institute e The Shifting Foundation.
Il progetto si configura come un’indagine critica sulla relazione tra tempo e materia attraverso il confronto tra l’opera di Antonio Canova e la ricerca di Julian Charrière, collocando tale dialogo oltre la dimensione della comparazione storica o stilistica e articolandolo come una struttura teorica e percettiva nella quale il museo diventa luogo di osservazione delle modalità attraverso cui le forme si costituiscono, persistono e si trasformano nel tempo. Il marmo costituisce il nucleo concettuale dell’intero dispositivo espositivo, presentandosi simultaneamente come superficie di idealizzazione e come archivio geologico di una temporalità estesa e non antropocentrica. In Canova la materia è condotta verso una condizione di sospensione formale nella quale l’immagine tende a sottrarsi alla corruzione del tempo e a definirsi come assoluto di stabilità e perfezione. In Charrière la materia si configura invece come processo in continua trasformazione, attraversato da dinamiche entropiche che ne evidenziano la natura instabile, porosa e processuale.
L’intero progetto si struttura attorno a una tensione costante tra permanenza ed erosione, tra forma compiuta e forma in divenire, tra idealità classica e instabilità contemporanea. Tale tensione non viene mai risolta, ma mantenuta come principio generativo dell’esperienza espositiva, facendo del museo un campo di oscillazione epistemologica tra due modelli della forma, uno fondato sulla cristallizzazione dell’ideale e l’altro sulla centralità del processo e della trasformazione. L’intervento di Julian Charrière si sviluppa come un ambiente immersivo che integra scultura, video, fotografia, suono e luce, costruendo un sistema percettivo complesso nel quale lo spettatore è coinvolto in una progressiva ricalibrazione sensoriale. Le opere contemporanee si inseriscono all’interno delle Sale Canoviane generando interferenze che non si limitano a sovrapporsi alla presenza storica, ma la riattivano criticamente attraverso un differente regime di visibilità, temporalità e significazione.
Il percorso espositivo si articola attraverso accostamenti che seguono una logica strutturale piuttosto che narrativa, producendo una rete di risonanze tra opere quali Venus Italica in dialogo con Albedo, Icarus con Controlled Burn, Orpheus e Eurydice con Stone Speakers, Autoritratto con Imperfect Lovers. Tali relazioni non funzionano come semplici confronti formali, ma come dispositivi critici che interrogano le modalità attraverso cui l’immagine si costituisce e si trasforma nel tempo.
La ricerca di Charrière si fonda su una metodologia che integra esplorazione sul campo e riflessione teorica, spesso in contesti ambientali estremi nei quali la relazione tra sistemi naturali e intervento umano si manifesta nella sua forma più instabile e critica. In tali condizioni l’opera non assume una funzione descrittiva, ma interrogativa, evidenziando la fragilità degli equilibri ecologici e la loro esposizione a processi di trasformazione irreversibile. Il confronto con Antonio Canova assume così una valenza che eccede la dimensione storica e si colloca in un orizzonte concettuale più ampio, in cui entrambi gli artisti condividono una riflessione sulla dimensione del mito e sulla possibilità di tradurlo in forma sensibile. Tuttavia, mentre Canova orienta tale tensione verso la cristallizzazione dell’ideale, Charrière ne espone la natura instabile e processuale, mettendo in discussione ogni idea di permanenza assoluta e ogni forma di compimento definitivo.
Spiral Economy si configura come un dispositivo critico nel quale la materia è intesa come campo dinamico di trasformazione e il museo diventa luogo di interrogazione sulla temporalità estesa delle forme, sulla loro esposizione al mutamento e sulla relazione tra costruzione estetica e processi di entropia che attraversano tanto la natura quanto la cultura.
Efthalia Rentetzi















