Mark Rothko a Palazzo Strozzi. Il colore come porta dell'anima.
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

La retrospettiva dedicata a Mark Rothko, (Daugavpils 1903 – New York 1970), a Palazzo Strozzi, aperta oggi, offre un percorso espositivo in cui il colore e lo spazio diventano strumenti di intensa riflessione emotiva e percettiva. La mostra, curata da Christopher Rothko, figlio dell’artista, e da Elena Geuna, con la collaborazione scientifica di Marco Cianchi, riunisce oltre settanta opere provenienti dal Museum of Modern Art di New York, dal Metropolitan Museum of Art, dalla Tate di Londra e dal Centre Pompidou di Parigi. Queste opere permettono di seguire l’intero arco della parabola artistica di Rothko, dagli esordi figurativi degli anni Trenta fino ai grandi campi cromatici degli anni Cinquanta e Sessanta. L’astrazione dell’artista si manifesta come pratica meditativa e spirituale in cui il colore assume funzione primaria per la comunicazione emotiva e la modulazione dello spazio percettivo.
La disposizione delle opere nel piano nobile è studiata per creare un ritmo percettivo alternato tra momenti di intensa concentrazione e pause contemplative. Le tele assumono una dimensione interattiva ed espansiva e i rossi intensi, i gialli caldi, i blu profondi e i grigi soffusi coinvolgono lo spettatore in una partecipazione sensoriale diretta. Le grandi superfici dei Multiforms e delle successive campiture cromatiche integrate con pareti neutre e illuminazione calibrata trasformano la visita in un’esperienza immersiva in cui la percezione del colore si fonde con la consapevolezza dello spazio circostante. La pittura diventa così un ambiente emotivo e fenomenologico in cui lo spettatore è chiamato a interagire attivamente secondo le dinamiche dello spazio percettivo e della coscienza sensoriale.
Questa esperienza permette di comprendere la centralità di Rothko nella trasformazione della pittura contemporanea. La progressiva astrazione e la densità emotiva dei campi cromatici definiscono una concezione dell’opera come esperienza immersiva, dove il colore agisce direttamente sullo stato emotivo del visitatore e sul modo in cui viene percepito lo spazio della tela. La sequenza delle opere, dai Multiforms, 1946-1949, fino ai lavori più complessi degli anni Cinquanta e Sessanta come No. 3 e No. 13 del 1949, No. 12 del 1951, Orange and Tan del 1954 e Untitled del 1962, consente di osservare la progressione cromatica e la trasformazione dell’intensità emotiva con continuità e coerenza narrativa.
Il legame con l’Italia e con Firenze emerge chiaramente attraverso il viaggio italiano del 1950, momento decisivo nella maturazione artistica di Rothko. L’incontro con gli affreschi del Beato Angelico a San Marco e con l’architettura della Biblioteca Medicea Laurenziana influenzò profondamente la concezione dello spazio e della luce come strumenti di modulazione emotiva. Le celle monastiche e la geometria architettonica di Michelangelo diventano estensioni concettuali del percorso cromatico, anticipando la filosofia dei grandi campi di colore concepiti come spazi abitabili e percettivamente attivi. L’illuminazione naturale nella biblioteca e quella calibrata nelle celle del convento esalta le sfumature cromatiche e permette di vivere ogni opera come esperienza totale, in cui colore, luce e forma creano un continuum emotivo e percettivo.
La retrospettiva si estende anche a due sedi satellite. Cinque opere dialogano con gli affreschi del Beato Angelico al Museo di San Marco mentre due tele si confrontano con la geometria architettonica di Michelangelo nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. L’interazione tra opere e architettura, integrata da un’illuminazione studiata nei dettagli, amplifica la natura immersiva della mostra e consolida la percezione dello spazio come componente attiva della fruizione.
In stretta connessione con il percorso espositivo, la presentazione del volume Mark Rothko Dentro l’opera, curato da Christopher Rothko con la collaborazione di Elena Geuna, tradotto da Marco Cianchi e pubblicato da Marsilio Arte, si inserisce come naturale prosecuzione della curatela. Il libro documenta i bozzetti dei Seagram Murals e i disegni preparatori per le tele classiche e per la commissione di Harvard, evidenziando tonalità delicate come azzurri tenui, terre rosate e terracotta. La presenza del volume rafforza la lettura critica della mostra e testimonia come la collaborazione tra il curatore, figlio dell’artista, e il team di Palazzo Strozzi abbia garantito un percorso impeccabile dal punto di vista ideativo, organizzativo e curatoriale, capace di coinvolgere sia gli specialisti sia i visitatori generali, offrendo strumenti interpretativi chiari e stimolanti.
La moostra conferma come l’arte di Rothko possa trasformare radicalmente la percezione e l’esperienza del visitatore. Firenze, con la sua stratificazione storica e architettonica, diventa interlocutore attivo, in cui Rinascimento e astrattismo moderno dialogano e si intrecciano. Ogni opera invita alla contemplazione, alla riflessione e all’introspezione e mostra come l’esperienza estetica costituisca uno spazio emotivo da abitare con mente e sensibilità, in cui colore, luce e forma concorrono a generare una percezione totale, immersiva e profondamente partecipativa.
Efthalia Rentetzi





















